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dire che l’Italia sia morta. Di queste Canzoni, se uguaglino il soggetto, che quando lo uguagliassero, non mancherebbe loro nè grandiosità nè veemenza, sarà giudizio non tanto dell’universale quanto vostro; giacché da quando veniste in quella fama che dovevate, si può dire che nessuno scrittore italiano, se non altro, di quanti non ebbero la vista impedita nè da scarsezza d’intelletto, nè da presunzione e amore di sè medesimi, stimò che valessero punto a rifarlo delle riprensioni vostre le lodi dell’altra gente, o lodato da voi riputò mal pagate le sue fatiche, o si curò de’ biasimi o dello spregio del popolo. Basterà che intorno al canto di Simonide che sta nella prima Canzone io significhi non per Voi, ma per li più de’ lettori, e domandandovi perdono di questo, ch’io mi fo coraggio e non mi vergogno di scriverlo a