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loro debolissime e quasi insensibili ombre, non istimando el loro rilievo. E in questo errore sono e belli parlatori sanza alcuna sentenzia.


Grandissima grazia d’ombre e di lumi s’aggionge alli visi di quelli che sedeno sulle porte di quelle abitazioni che sono scure, e che li occhi del suo risguardatore vede la parte ombrosa di tal viso essere oscurata dalle ombre della predetta abitazione, e vede la parte aluminata del medesimo viso aggionto la chiarezza che li dà lo splendore de l’aria; per la quale aumentazione d’ombre e lumi ’l viso ha gran rilevo, e nella parte alluminata l’ombre quasi insensibili, e nella parte ombrosa li lumi quasi insensibili. E di questa tale rappresentazione e aumentazione d’ombre e di lumi il viso acquista bellezza1.


Dell’ombre de’ visi che, passando per le strade molli, non paiono compagne delle loro incarnazioni.

Quello che si dimanda2 accade che spesse volte un viso fia colorito o bianco e l’ombre gialleggiaranno. E questo accade che le strade bagnate più gialleggiano che l’asciutte, e che le parte del viso

  1. L. B. Alberti, Della Pittura e della Statua, cit., a pag. 54, dice: ... in quella faccia, nella quale le superfice saranno di maniera congiunte insieme che i dolci lumi si convertino a poco a poco in ombre soavi, e non vi saranno alcune asprezze di angoli, questa chiameremo noi a ragione faccia bella e che ha venustà.
  2. Il piccolo quesito qui proposto così si spiega.