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SENNUCCIO DEL BENE

Ma prima che tu passi Lunigiana
Ritroverai ’l Marchese Franceschino;
E con dolce latino
Gli di’ che alquanto ancora in lui spero;
E, come lontananza mi confonde,
Pregal ch’io sappia ciò che ti risponde.


(Fu pubblicata, come di Dante, in Canzoni di Dante, Madrigali del detto, di M. Cino e di M. Gerardo Novello, Venezia, Guglielmo di Monterialto, 1518; ma restituita a Sennuccio nella Raccolta di rime antiche di diversi toscani, ecc., del Corbinelli, monca, però, e scorretta; fu riprodotta con miglior lezione dal cav. Zambroni nel tomo XIII del Giornale Arcadico, 1822, di sopra il Cod. 3213 Vaticano; e nel num. 69 dell’Antologia, settembre 1826, dal prof. Carlo Witte, che di nuovo l’attribuì all’Alighieri. Le ragioni per cui devesi ritenere senza dubbio come di Sennuccio, vedile esposte dal chiarissimo Fraticelli, a pag. 304 del Canzoniere di Dante, Barbèra, 1861. Noi, ripubblicando la canzone di Sennuccio, abbiamo scelto il meglio delle tre lezioni, del Corbinelli, del Zambroni e del Witte.)




VII


     Era nell’ora che la dolce stella
Mostra il segno del giorno a’ vïandanti,
Quando mi apparve con umil sembianti
4In visïone una gentil donzella.
     Parea dicesse in sua dolce favella
— Alza la testa a chi ti vien davanti
Mossa a pietà de’ tuoi pietosi pianti,
8Piena d’amore e, come vedi, bella,
     A rimettermi tutta in la tua mano:
Tien me per donna, e lascia la tua antica,
11Prima che morte t’uccida, lontano. —
     Io vergognando non so che mi dica;
Ma per donzella e per paese strano
14Non cangio amor nè per mortal fatica,
     Ond’ella vergognosa volse i passi,
16E piangendo lasciò gli occhi miei bassi.




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