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stribuito, e quali di essi gradi siano semplici, e quali composti di più cerchi o gironi, e di quanti.

La lettura di questo capitolo, è naturale commento per la gente grossa, come il poeta la dice, a comprendere la sua dottrina intorno al centro dell’inferno, della terra e del mondo, la collocazione in esso di Lucifero, ossia


del vermo reo, che il mondo fora
                                        (Inf. XXXIV);


il faticoso viaggio, e capovolgimento di ambi i poeti intorno ad esso: l’uscita finalmente nell’altro emisfero, dove suppone la montagna del Purgatorio. Virgilio ammoniva il discepolo:


     Di là fosti cotanto quant’io scesi:
Quando mi volsi, tu passasti il punto
Al qual si traggon d’ogni parte i pesi.
                                                            (ibid.)


La dottrina da Brunetto esposta in questo capitolo, è ripetuta da Dante: «Duarum circumferentiarum inaequaliter a se distantium, impossibile est idem esse centrum: circumferentia aquae et circumferentia terrae inaequaliter distant; ergo etc..... Quum centrum terrae sit centrum universi, ut ab omnibus confirmatur; et omne quod habet positionem in mundo aliam ab eo, sit altius: quod circumferentia aquae sit altior circumferentia terrae concludebatur, quum