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RAGIONAMENTO 109

ro dipoi discordare da loro rifiutando la diminuzione ed il conio? Per ultimo chi è de’ due popoli autore di quella libra di quattordici o sedici oncie e di quel sistema decimale? gli adriatici primitivi, o i Galli avventurieri? Le monete de’ piceni, de’ vestini de daunj sono per fermo anteriori al 363 di Roma, epoca dell’invasione gallica in quella parte dell’Umbria. Dunque sono i Galli che qui si palesano discepoli. E se ciò, come accoppiasi la idea che noi abbiamo di quella gallica barbarie con la molta cura che qui vedesi non solamente d’introdurre nella città, che pure non sembra fosse capo della loro dominazione, un’arte cotanto civile, e costituirla e mantenerla quivi con le leggi medesime degli altri popoli del littorale adriatico, senza alcun intramischiamento ne delle consuetudini loro nazionali, né di quelle de’ vicini popoli dell’Apennino ?

Saremo tenuti al Signor Borghesi dello scioglimento di queste difficoltà, e cederemo alle ragioni di lui con quella stessa docilità, con cui qui istruiti dalla sua dottrina, emendiamo un altro fallo in cui siamo caduti dichiarando per tridente il simbolo che è nel rovescio dell’oncia di questa stessa serie. Di quell’insegna cosi egli ragiona nella lodata lettera al bibliotecario Signor Bianchi. „ Riguardo all’oncia le noterò, che il detto mio padre descrivendone il rovescio nel citato catalogo vi avea riconosciuto navis rostrum come pure avea fatto il Passeri; e che non so poi perchè cambiasse indi pensiero, e nei Nummi Unciales lo chiamasse invece tridens vel graphium. Fatto però sta che quel suo pentimento fu inopportuno; perchè quell’arnese è veramente il ferro con cui si armava la nave dal lato della prora ad oggetto di sfondare nell’urto la nave nemica, arnese che non poteva essere ignoto a Rimino, essendo stato d’invenzione italiana, come attesta Plinio (VII. 57.): Rostra addidit Pisaeus tyrrhenus. Esso infatti talvolta ricomparisce istessissimo sul rovescio del denaro di Q. Fabio Labeone, benché tal altra vi abbia la forma più conosciuta del rostro navale. È chiaro che allude al Labeone pretore nel 565 di Roma, a cui era toccato il comando della flotta quando finì la guerra col re Antioco, e a cui comandò il proconsole Gn. Manlio, ut Patara extemplo proficisceretur, quaeque ibi naves regiae essent concideret cremaretque, come abbiamo da Livio XXXYIII. 39, e da Polibio sulla fine del XXXV frammento delle Excerptae legationes. Se il Cavedoni allorché parlando delle medaglie di questo Fabio lo disse da prima un simbolo incerto (Saggio d’osservazioni p. 150.), e poi fu costretto ad ammettere che fosse un rostro (Appendice p. 97.) se avesse avuto presente la nostra oncia, ne avrebbe facilmente capita la differenza, ed avrebbe conosciuto che alcuno dei zecchieri del figlio di Labeone rappresentarono il rostro secondo la forma più antica, quando soleva affiggersi alla nave al di sopra del pelo del mare, mentre altri l’effigiarono secondo la figura che se gli diede quando fu abbassato ad oggetto di valersene insieme per rom-