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Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/376

354 illustri italiani

romantica, matematica, sortilegio, prestigio, malefìcio, prevale l’astronomia, cioè la rivelazione delle intelligenze mediante il cielo, al quale son note tutte le cose». Tutta l’opera, e così l’Acerba, è un esaltamento della magia, dalla quale perfino deduce prove della divinità di Cristo, scrivendo: — Che Cristo fosse veramente figliuol di Dio ci è manifestato da molte cose, e primamente per i tre magi, i quali furono i maggiori astrologi che avesse il mondo, e seppero tutti i segni della natura». In quel commento della Sfera pone ancora generarsi ne’ cieli alcuni spiriti maligni, i quali, sotto l’influenza di certe costellazioni, valevano ad operar cose meravigliose: sotto una di tali costellazioni esser nato Cristo, perciò rimasto povero; mentre l’anticristo verrebbe sotto un’altra, la quale lo farebbe ricco.

L’Acerba ebbe 19 edizioni prima del 1546, e Guglielmo Libri, grand’encomiatore di chiunque fu censurato dalla Chiesa e viceversa, osa vantar quel poema come una vera enciclopedia, e l’opera scientifica più notevole nel secolo XIV, e che «l’autore fu uomo dotto non solo, ma di elevati sensi, e sarebbe omai tempo che gl’Italiani cominciassero a venerar la sua memoria, vittima non della sola inquisizione»1. Basta scorrer l’opera di Cecco per convincersi come a torto e’ gli dia merito di molte verità, le quali esso o accenna confusamente o confuta. Tra quest’ultime è che la terra sia sostenuta da due forze, una che la tira, una che la respinge, e che noi or chiamiamo centripeta e centrifuga; ma Cecco riprova altamente alcuni ascolitani e fiorentini che ciò sostenevano, e che probabilmente erano Guido Cavalcanti e Dino del Garbo famoso medico, i quali esso bersaglia. Se veramente Cecco fu medico, il merito principale di quest’arte riponeva nel conoscere, per via delle stelle, quali infermità sieno mortali, e quali no; altro motivo per cui esso Dino forse gli si palesò avversissimo.

Al modo di Dante morde e paesi e persone; e contro Dante si svelenisce più volte, asserendo che andò all’inferno e più non risalì, anzi rimase nel basso centro, ove il condusse la sua fede poca; e confutandone le dottrine più rette intorno al libero arbitrio dell’uomo, e accusandolo d’aver amato con desio una donna, e lodato le virtù di un sesso, del quale egli non rifina di dir ogni peggio, non

  1. Hist. des Sciences mathèmatiques en Italie, II, 195 e 200.