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La notizia della morte del più dolce e caro amico ch’io aveva, di Alfonso Casanova, non mi maravigliò. L’ultima volta ch’io fui a Napoli, è un anno, a vederlo dimagrato, e che, parlando, una tosse lenta interrompevagli la parola, subito un presentimento tristo m’occupò l’animo. Persico, Bonanno, Bernardi, la famiglia Fornari, io, chè tutti l’amavamo, e quanto! ragionando insieme dicevamo: tra breve questa preziosa vita ci si dileguerà dagli occhi. E già sono cinque giorni che Alfonso ci si è dileguato, e per volgere di anni non ci comparirà mai più.

Questo giovine, di nobile casato, ricco, bello, vivace di modi e d’aspetto, visse amando principalmente due cose, i bambini, per amore di Cristo, e Dante. Abbattendosi in bambini soleva per ordinario mettersi a ragionare con essi, e, accomodandosi alla capacità loro, fare interrogazioni molte a fine di destare gentili e nuovi pensieri nella loro mente; e di questa con-