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parte seconda 399

quale libro citeremo fra poco, «morto Mencio, la tradizione della dottrina fu interrotta. Passarono molti secoli, durante i quali sorsero e perirono le stirpi reali dei Thsin, degli Han, de’ Tsin, de’ Sui, e de’ Thang; quand’ecco finalmente sopraggiungere il regno de’ Sung; e in quel tempo appunto che i Cinque pianeti entrarono nella costellazione Khuei (967 d. C), incominciava l’èra del rinascimento intellettuale. Allora la terra vide di nuovo uomini, che per virtù e sapere ricordavano gli antichi. E costoro senza aiuto di maestro, che la generazione de’ depositarli della scienza era spenta da un pezzo, ma con le proprie forze, e con la propria abilità, si fecero addentro nella essenza della Dottrina filosofica, comprendendo appieno le scritture che la racchiudevano. Valenti sopra gli altri furono i Chéng-shih;1 i quali estesero per tutto le loro ricerche, e per tutto portarono la luce. Studiando il corso degli astri, le leggi sociali, la moltitudine degli esseri e de’ fenomeni dell’universo, i segreti delle influenze benefiche e malefiche, intesero sempremai a una perfetta unità di dottrina; cosicchè in quel secolo felice pareva che le splendide tradizioni di Ceu-kung, di Confucio, e di Mencio fossero di nuovo tornate a illuminare il mondo».

Il Confucianesimo si può dir che non avesse in principio che la morale, la politica e la storia: nessuna teoria sulla formazione dell’universo, nessuna idea positiva intorno al fattore o a’ fattori di tutte le cose esistenti, nè intorno alle forze e alle leggi naturali; la metafisica confuciana comincia propriamente in questo ultimo periodo dello svolgimento intellettuale della schiatta sinica.



  1. I due fratelli Chéng-Hao e Chéng-I di cui parleremo più avanti. V. p. 401, in nota.

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