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cupazioni di sorta. Nel segreto della mia camera, nelle mie sorde lotte contro il male, io ho spesso rischiata la vita per la mia Cordelia che ho amato come la più cara delle figliuole.

Ma io mi dimentico quì di narrare come «Cordelia» fu messa al mondo. Il mio illustre e buon amico, conte Angelo De Gubernatis, verso l’anno 1881, ebbe in animo di fondare un giornale per le giovinette; e lo fondò, infatti, dedicandone il nome all’amatissima sua figliuola, signorina Cordelia. Il primo numero di questo giornale uscì il 6 novembre 1881, e fu accolto con cordiale benevolenza. Anzi Jorick, nella Vedetta gli fece uno strepitoso articolo di réclame.

L’idea del De Gubernatis era stata buona, e gli scrittori del nuovo periodico erano tali da poter ispirare la più larga fiducia ai padri, alle madri, agli educatori, alle educatrici d’Italia: la Sofia Albini, quel chiaro elegante scrittore che è Augusto Alfani1, l’Anfosso, il Bersezio, Valentino Carrera, il Collodi, Augusto Conti, il Dazzi, Salvatore Farina, Luigi Morandi, Tullo Massarani, il Rigutini, ecc. Quindi la Cordelia letteralmente incontrò; ma non so se — finanziariamente parlando — avesse, come suol dirsi, buon esito.

Si stampava dagli editori Le Monnier, in via San Gallo. Dai Le Monnier capitavo spesso in quel tempo, giacchè per loro avevo scritto un volumetto, ridotto


  1. Uno dei miei più cari e affezionati amici: una intelligenza impastata di gentilezza: un cuor d’oro a cui non ho mai ricorso invano durante le più terribili prove della mia vita.