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(poichè il verbo essere porta due agenti), essere errore, e per intima mia persuasione, e per autorità dei tre sommi, Dante, il Petrarca, e il Boccaccio; però che, altrimenti si potrebbero trovare esempj di una infinità di errori, prendendone un da questo e un da quello anche classico autore; e in tal modo non vi sarebbe più freno. Una prova ne sia Il Torto e il Diritto del Non si può del Bartoli, il quale, attenendosi ai soli autori classici del Trecento, trovò pure con che poter giustificare qualunque errore si voglia fare in grammatica. Egli vuol provare per esempio che si possa dire alcuna cosa per alquanto o un poco; ed eccolo in Pietro de’ Crescenzi: In catino che abbia alcuna cosa d’acqua, E lo trova anche in Matteo Villani: La misura del sale fu alcuna cosa consentita. Ma chi può tollerare questo alcuna cosa? Io son di parere che il più corretto scrittore in prosa sia il Boccaccio1; Dante e il Petrarca, in poesia; però la massima parte degli esempii è tolta da loro. Ora, io dico che, quando pure all'orecchio mio ripugnasse l’usare quel cui per agente, l’ammetterei non pertanto come giustissimo, se ne trovassi esempio in tutti e tre i gran maestri; non già se fosse adoperato solo in rima; se in due o pur in uno occorresse, esporrei là mia opinione con più o men ri-

  1. Del Boccaccio dice il Perticari: „ Ora, questi difetti (di coloro che avevano scritto prose prima di lui) il Boccaccio ben vide meglio che ogni altro, e tutti terminarono nelle prose di lui; che, conosciuto i tempi divenire più colti, e gli orecchi farsi più dilicati, ridusse più culto e delicato il modo della favella.... e sollevò il linguaggio italico fino all'ultima altezza.