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408 ATTO TERZO
Lisaura. Ch’io sia sposa o fanciulla,

Quest’è un affar che a voi non preme nulla.
Aurelia. Anzi mi preme assai;
Anzi sempre bramai,
Che il Ciel secondo e amico
Fosse al suo cor. (Non me n’importa un fico).
Lisaura. Ed io bramai di core,
Per non dirvi bugia,
Che voi di questa casa andaste via.
Aurelia. Grazie alla sua bontà. V’andrò, ma forse
Bramerà il mio ritorno,
E si ricorderà d’Aurelia un giorno.
Lisaura. È difficile molto.
Aurelia.   Oh già si sa,
Che una dama di rango non si degna
Rammentarsi di me vile ed abbietta.
Lisaura. Siete, Aurelia mia cara, una fraschetta.
* Principiai amar per gioco,
  E d’amor il cor m’accesi;
  Cià m’alletta il dolce foco,
  E maggior ognor si fa.
  Fra i piaceri e fra i diletti
  Oggi nacque il mio tormento:
  Ma d’amare io non mi pento,
  Perchè spero alfin pietà 1.

SCENA III.

Aurelia, poi Cornelio.

Aurelia. Vedrà, vedrà la stolta.

Quale sarà del simular l’effetto.
Cornelio. Aurelia, ecco in un foglio
Assicurata alfin la nostra sorte.

  1. Quest’arietta è quella stessa che Rosanna canta nella sc. II del terzo atto dell’Arcadia in Brenta: vedi p. 352.