Pagina:Gli epigrammi le satire, il Misogallo di Vittorio Alfieri (1903).djvu/74

66 vittorio alfieri


Compitar, senza intenderlo, il Latino;
Una zimarra, un mantellon talare,
Un collaruccio sudi-cilestrino,
Vaglion forse a natura in voi cangiare?
Poche parole: io pago arcibenissimo:
Se a lei non quadra, ella è padron d’andare. —
La non s’adiri, via, caro Illustrissimo:
Piglierò scudi tre di mensuale:
Al resto poi provvederà l’Altissimo.
Qualche incertuccio a Pasqua ed al Natale
Saravvi, spero: e intanto mostrerolle
Ch’ella non ha un Maestro dozzinale. —
Pranzerete con noi; ma al desco molle
V’alzerete di tavola: e s’intende
Che in mia casa abiurate il velle e il nolle.
Oh ve’! sputa Latin chi men pretende:
Così i miei figli tutti (e’ son di razza)
Vedrete che han davver menti stupende.
Mi scordai d’una cosa: la ragazza
Farete leggicchiar di quando in quando;
Metastasio, le ariette; ella n’è pazza.
La si va da se stessa esercitando;
Ch’io non ho il tempo e la Contessa meno:
Ma voi gliele verrete interpretando.
Finchè un altro par d’anni fatti sieno;
Ch’io penso allor di porla in monastero,
Perch’ivi abbia sua mente ornato pieno.
Ecco tutto. Io m’aspetto un magistero
Buono da voi. Ma, come avete nome? —
A servirla, Don Raglia da Bastiero. —
Così ha provvisto il nobil Conte al come
Ciascun de’ suoi rampolli un giorno onori
D’alloro pari al suo le illustri chiome.
Educandi, educati, educatori
Armonizzando in sì perfetta guisa,
Tai ne usciam poscia Italici Signori
Frigio-Vandala stirpe, irta e derisa.