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della nostra riluttanza ad ammirare 63


ricorderà più; o perchè se si ha tanta benevolenza pei mediocri da lodarli nelle gazzette con accorta simpatia, non si ha quella di chiamar « grandissimi » e « divini » quelli che lo sono e di additare come modelli ai più giovani l’opera loro?

Il pubblico nostro che non è stato educato da nessuno ad ammirare, se ne vergogna, si convince, a poco a poco, che le opere grandi si possono trovare soltanto nella storia passata. Niente lo disturba e meraviglia come il dover riconoscere che un libro moderno non è meno bello di un venerabile avanzo del tempo. L’inquietudine e l’ignoranza di un pubblico si vede a quella ch’io vorrei chiamare la religione degli incunaboli. I lettori del Figaro, ch’io mi ricordi, nel corso di pochi anni hanno letto un articolo in cui Mirbeau scriveva d’aver scoperto un drammaturgo grande come Shakespeare, che si chiamava Maurizio Maeterlink, e un articolo in cui Maeterlink scriveva di aver scoperto un nuovo Omero, in un vecchio con un piede nel sepolcro, che si chiamava Henry Fabre.

Così facendo la Francia ha empito di artisti la sua terra più che d’erbe un prato, e per questo si è serbata verde quella civiltà che sta intristendo da noi.