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Pagina:Ferrero - Meditazioni sull'Italia, 1939.djvu/28


meditazioni sulla storia d’italia 9

cia che alla mente dei ciechi e degli stolidi. Per quanto disprezzassero i popoli a cui consacravano la loro vita, questo pessimismo teorico non li distoglieva dall’affrontare sdegnosi il «martirio». — Quando si studiano le lettere o le note degli apostoli e dei Santi, si trova quasi sempre il presentimento dell’ingratitudine e le prove d’una contraddizione tra la loro attività e il disgusto per tutto quello che li attrista e dovrebbe paralizzarli.

In alcuni spiriti sovrumani questa lotta contro tutti agisce come un vero stimolo. Socrate prima di morire ha pronunciato le più ispirate parole della sua vita e Dante non avrebbe scritta la Divina CommediaMachiavelli il suo Principe e il suo Discorso se non fossero stati cacciati da Firenze.

A notare che c’è non so quale feroce gaiezza nei paesi in cui ogni generazione demolisce quello che la generazione precedente ha edificato, ogni uomo distrugge l’opera di tutti gli altri, e in cui le tradizioni non possono mettere un freno, nè opporre un ostacolo all’impetuosità di quelli che concepiscono idee nuove.

Ricche in progetti le nuove generazioni trovano davanti a sè un terreno sempre pronto. L’inizio di ogni carriera è tanto più facile perchè i vecchi stessi, non contenti di porsi ostacoli a vicenda, si servono dei giovani per ammazzarsi l’un l’altro. E’ solo dopo il primo successo che il paese intero sembra provar rimorso dei propri applausi e si affretta a gridar abbasso all’uomo che aveva poco prima acclamato.