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Pagina:Ferrero - Meditazioni sull'Italia, 1939.djvu/24


meditazioni sulla storia d’italia 5


Alle sublimi invettive della Divina Commedia, Dante fu spinto dalla forza stessa della collera e del sentimento della giustizia ferita: il poema è l’opera dell’Italia, che riuscí a farsi detestare cosí meravigliosamente. Ricevendo il Purgatorio, Giovanni del Virgilio invitó Dante a riscattare il tempo perduto in giochi volgari, con delle egloghe nella maniera di Virgilio. L’Italia esiliava il poeta e respingeva il poema.

E se l’uomo è stato condannato a morte, forse che il poeta è stato riconosciuto? E’ questo un punto che i biografi di Dante han trascurato di studiare.

Nella sua vita di Brunelleschi, Vasari ha colto e dipinto uno dei momenti in cui la volontà di morte degli italiani si è smascherato pubblicamente. Che segreto rancore, che misterioso istinto di distruzione spinge la giuria fiorentina a scartare il progetto del Brunelleschi? Il cupolone fu innalzato tra il dispetto dei committenti e le sommosse degli operai.

Brunelleschi era il solo che sapesse costruire una cupola. Aveva immaginato di dividerla in quarti, che il peso stesso del lucernaio avrebbe assicurati. Ma la semplicità della sua idea provoca la diffidenza e vale a Brunelleschi tutte le tirate sarcastiche in cui eccellono i fiorentini; quando lo scacco degli altri architetti obbliga i giudici ad esaminare i suoi disegni e ad affidargli l’impresa, gli operai si ribellano. Fino all’ultimo momento nessuno ha fiducia in lui!