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Pagina:Ferrero - Meditazioni sull'Italia, 1939.djvu/123

104 meditazioni sull’italia letteraria


che ci sia differenza di valore e di grado fra la Divina Commedia e la Canzone a Nice di Metastasio, quando riduce tutta la letteratura alla «forma» e anzi a «un frammento di forma», Croce spinge gli scrittori italiani nella loro strada naturale.

Gli scrittori dell’ultima generazione coltivano la «sensazione» forse con meno zelo dei loro antecessori; Arturo Loria, Guido Piovene, Corrado Alvaro scrivono dei veri romanzi, delle vere novelle.

Montale si lascia tentare da sogni metafisici. Ma Comisso, Borsanti, Carocci, Francia e anche Moravia partono dalle sensazioni, commentano, sorprendono delle sensazioni, analizzano mirabilmente delle «sensazioni». La sensazione resta pertanto sempre il fondamento della letteratura italiana; quelli che ne sdegnano le risorse e le difficoltà hanno l’aria di lottatori che non rispettan nè le regole nè il premio della lotta; non si sa da qual punto giudicarli.

22 Febbraio

Il teatro segue naturalmente l’andazzo del romanzo. Il popolo italiano che ha dato primo un teatro all’Europa, non se ne interessa più. La Mandragora non è mai stata rappresentata, Goldoni è morto a Parigi; il suo paese preferiva le favole del Gozzi alla sua satira sia pur così benevola.

Se togli al teatro la psicologia e la coscienza morale che dramma vuoi fare? Resta la lirica, la farsa popolaresca. Gli Italiani si sono ripiegati sulla lirica e sulla farsa; gli intellettuali si appassionano per