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SCENA V— Nella stanza di Giulietta. Romeo viene a far gli ultimi addii. Canzone dell’allodola. Bellissima. Peccato che ce n’è già un’altra un po’ parallela. Segue la conversazione con la madre che è mostruosa. La madre propone a Giulietta con la massima calma di fare il veleno, e che penserà lei a darlo a Romeo. Chè si tengono di questi discorsi a una quattordicenne fanciulla? E il padre che la piglia in giro cosi brutalmente perchè «piange Tebaldo» paragonandola a una nave che naufraga nel mare delle lagrime? Il pessimo abbominevole traduttore Rusconi, nonostante la sua cretineria si è sentito profondamente scosso, e vi ha giudiziosamente opposto questa nota prudentissima: «Sentivo, traducendole, tutto il cattivo gusto di queste comparazioni, che, essendomi fatto un debito di rendere il più fedelmente (?!) che per me si potesse Shakespeare, non volli alterare». Il genio, d’altra parte, osservò Hugo, è necessariamente ineguale, nè vi sono alte montagne senza profondi precipizi.

E con ugual ragionevolezza aggiunge poi: «ho omesso alcune delle fortissime apostrofi che il Capuleto dirige in questa scena a sua figlia». Le quali sono: «out you green-sickness carrion! Out, you baggaged carrion! Out, you baggage! You tallow face!» Mai visto un padre amoroso e solo ben educato rivolgere que-


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