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Pagina:Delle cinque piaghe della Santa Chiesa (Rosmini).djvu/141

 
 
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Alberto) di aver degli uomini, dei ministri del Dio della pace e della giustizia, che gli dicano schiettamente la verità. A troppa ragione dicea pochi giorni fa Thiers alla costituente francese, che i principi sono periti, perchè hanno troppo abbondato nel loro senso.

« Il fatto di tre secoli ha dimostrato pienissimamente, che i principi (e quando dico i principi intendo anche i loro governi) non sono atti a nominare uomini grandi alle cattedre della Chiesa. Per questo la religione è ridotta a quello stato a cui è ridotta. Quanto mai non furono rari gli uomini illustri per santità, dottrina, attività, per grandezza di vedute e di mezzi in questi tre secoli, ne’ quali la Chiesa tirò avanti gemendo sotto la schiavitù delle elezioni! No, questo non è utile ai principi, non è utile ai popoli, non è utile all’ordine, non è utile alla libertà, non è utile alla prosperità temporale del mondo.

« Queste cose altamente proclamate, ora che si può aprir la bocca e tirar il fiato, perverranno quandochessia agli orecchi de’ principi; può essere, che all’udirle si mettano le mani al petto, e dicano aprendo gli occhi: Abbiamo inceppata la Chiesa, e Dio ci ha castigati: può essere, che in un momento di quiete considerino la tremenda responsabilità che assumono in faccia a Gesù Cristo coll’incaricarsi delle nomine de’ Vescovi, giacchè gli stessi autori benigni, come un S. Alfonso de’ Liguori, dichiarano, che il principe commette un peccato mortale, qualora egli non nomini ai vescovadi i più degni sacerdoti di quanti ne può trovare. Qual principe può affermare in buona fede d’aver sempre scelto il più degno ad una cattedra vacante di quanti egli ne potesse trovare? Lo scuserà forse davanti a Gesù Cristo la sua inettitudine a farne la scelta? Perocchè non il principe, ma il potere laicale in generale non conosce e non può conoscere i veri bisogni della Chiesa, non ha il dono di apprezzare giustamente le sublimi qualità del Pastore, e perciò è inetto a riconoscerlo e ad eleggerlo tra i molti, anche quando le viste umane e temporali non gli torcessero, come accade, il giudizio; conviene lasciar fare a tutti il suo officio: il laicato farà ottimamente il suo, non mai quello che è proprio della Chiesa.

« Per conchiudere, l’interesse dei principi, tanto temporale quanto spirituale, l’interesse loro grande, illuminato, ben inteso li consiglia a restituire alla Chiesa la libertà di eleggersi i suoi Pastori: io spero che ascolteranno questo consiglio a tempo utile1; se no, accadrà che i popoli, consigliati anch’essi dal proprio interesse, e meglio avvisati dei principi, s’incaricheranno pur troppo di riscuotere dalle mani tenaci de’ lor signori quella libertà d’eleggere i Vescovi, che è un diritto non men sacro del popolo che del clero, in quel modo che ho dichiarato, e certo poi è la migliore guarentigia che possa avervi delle libertà accordate, del Governo costituzionale. Se il popolo cristiano sembra al momento presente mettere assai poca importanza nelle elezioni vescovili; verrà il dì, in cui ve la porrà grandissima, ed allora al più tardi elleno saranno sicuramente redente.

« Ho l’onore ec.

  1. È da notarsi che il Giornale romano copiato dal P. Ventura nell’Opuscolo Sui martiri di Vienna riportando la presente lettera, lascia le ultime righe posteriori all’asterisco.