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Pagina:Delle cinque piaghe della Santa Chiesa (Rosmini).djvu/140

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Chiesa, ond’egli si procaccerebbe una gloria immortale; io riconosco ancora che a promuovere un tanto bene potrà avere una grandissima influenza l’opinione pubblica che il Clero, come dicevo, deve formare coll’istruire il popolo in quest’argomento. Perchè il Clero si lacera al presente con calunniose maldicenze? perchè i Vescovi sono di nomina regia: i fedeli delle diocesi si ricevono senza conoscerli, senza avere in essi confidenza e il clero diocesano non può averne neppur egli: il Prelato viene imposto ai sacerdoti ed alla plebe, e convien prenderlo tale qual è: sarà ottimo, ma egli dee lottare coll’indifferenza e coll’avversione stessa prima che possano fruttare a vantaggio del suo gregge le sue doti che suppongo egregie, le sue virtù che suppongo eccellenti. Si parla degli studi seminarili. Datemi de’ Vescovi nominati a Clero e popolo, e quegli studi prenderanno subito nuova vita. I popoli son poco rispettosi verso il loro Pastore: il Clero stesso della diocesi non è troppo unito con essolui: fate che il Vescovo sia l’eletto del Clero, abbia la testimonianza del Popolo, e tutto sarà aggiustato. Si sospetta che i Vescovi siano ligi al Principe, e perciò contrari a quelle riforme e a quelle libertà che sembrano diminuire la potenza del Principe. Per quantunque falso sia questo sospetto, egli esiste, e nuoce incredibilmente alla Chiesa, alla religione dei fedeli; ma un tale sospetto cade interamente da sè, qualora nel Vescovo non si possa più vedere il favorito o il beneficato del principe che lo nomina.

« Potrei esteudermi, se il mio proponimento fosse qualche cosa di più che quello di scrivere una breve lettera. Non v’è un solo capo, in cui si possa domandare qualche riforma nelle cose della Chiesa, a cui mediante la libera elezione de’ Prelati non si potesse soddisfare. Basta adunque che la materia sia trattata riccamente e popolarmente dai dotti ecclesiastici; che questi facciano vedere le infinite conseguenze salutari delle libere elezioni, e nascerà tantosto un’opinione illuminata che domanderà ai principi altamente questa libertà preziosa: e qual dubbio che almeuo allora i principi l’accorderanno?

» Ella teme, che i principi tuttavia terranno stretto quello che si sono fatto cedere dalla Chiesa in altri tempi minacciandola di mali maggiori, legati dal proprio interesse, apprezzando essi l’influenza morale de’ Vescovi sui popoli.

» Questo calcolo d’interesse che mira ad aumentare la potenza del principe col sacrificio della libertà della Chiesa e con essa insieme la ragione de’ popoli, non parmi che sia più cosa del tempo nostro. Io stimo troppo avveduti i nostri principi per errare così sformatamente in questo loro calcolo d’interesse: io non li credo ancor ciechi dopo tante lezioni.

» I Vescovi nominati, come si fa al presente, dai principi non possono avere grande influenza sui popoli, soprattutto sopra di popoli liberi e gelosi più che mai dell’acquistata libertà. Quindi i principi non possono confidare gran fatto nell’influenza di tali Vescovi, che agli occhi dei popoli hanno un peccato originale. Ma quello che è assai più rincrescevole a dirsi, si è, che se tali Vescovi non possono avere sui popoli una grand’influenza a favor del monarca che gli ha eletti e di cui sono creduti partigiani, nè pure possono averue una grandissima pel mantenimento della fede, dei buoni costumi e della Religione. Ora sarà egli del vero interesse del principe che i popoli diventino indifferenti in opera di Religione, miscredenti, che non rispettino più i loro Pastori, che non ne ascoltino più la voce? No per certo: questo non è utile nè a’ principi, nè a nessuno: questa è la via, per la quale sono stati rovesciati i principi da’ loro troni, e calcati sotto i piedi della plebaglia, e questo si riunoverà, o saremo di continuo sul vederlo rinnovellato fino che principi e popoli non si renderanno docili alla voce della Chiesa loro madre e maestra; e questo non avverrà fino che i Vescovi saranno nominati dai principi.

« Se la giustizia è l’unico fondamento solidissimo de’ troni; comincino i principi ad essere giusti con quella Chiesa, colla quale dovrebbero anzi essere generosi; con quella Chiesa, cbe fu prima di loro e che sarà dopo di loro: comincino a desiderare sinceramente, che fra sè ed il popolo vi abbia degli arbitri imparziali, pacifici, autorevoli, stimati ed amati da ambe le parti: tali saranno i vescovi nominati liberamente da chi si dee, senza intervento del principato, il quale non ha certo a temere nulla, se vuole la giustizia, benchè abbia veramente a temerne assai, se vuole la prepotenza. Ma nessun bene maggiore per un principe giusto e grande (e quando dico così, la mia mente corre a Carlo