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libro primo 51

quando entrano nello Stretto e sono tenuti lontano dalla Sicilia s’abbattono nei pesci di maggior mole, come sono i delfini, i cani e gli altri cetacei; e della costoro caccia ingrassano le galeote, le quali diconsi anche pesce spada, ed i cani. Ed accade quivi e negli straripamenti del Nilo e delle altre acque, ciò che suole accadere quando una selva sia incendiata: perocchè gli animali fuggendo a torme dal fuoco o dall’acqua diventano preda dei più vigorosi.»

Dopo di ciò descrive Polibio la caccia delle galeote, la quale ha luogo presso lo scoglio Scilleo. «Un osservatore comune dirige tutti i pescatori. Questi vanno a due a due in molte piccole barchette, e l’uno attende al remare, l’altro sta sulla prora armato di lancia. L’osservatore annunzia che la galeota è scoperta (questo animale solleva una terza parte del corpo al di sopra dell’acqua), e tosto come la barca le giunge vicino, colui ch’è armato le scaglia incontro la lancia. Appresso poi ne la ritrae, lasciandovi peraltro il ferro ch’è uncinato; il quale a tal fine suol essere leggermente attaccato all’asta, ed è invece legato ad una corda, che si allenta all’animale ferito finchè dibattendosi e sforzandosi di fuggire siasi spossato. Allora poi lo traggono a terra o lo sollevano nella barca, a meno che non sia di smisurata grandezza. E quand’anche succeda che l’asta cada nel mare, non va perduta: perocchè è fatta metà di quercia e metà d’abete; d’onde la parte di quercia è dal peso tirata all’ingiù, ma il restante come leggiero soprastà all’acqua, e può facilmente afferrarsi. Accade poi qualche volta che il rematore sia fe-