Pagina:De Sanctis, Francesco – Saggi critici, Vol. I, 1952 – BEIC 1803461.djvu/199


giudizio di gervinus sopra alfieri e foscolo i93

visibile legame con lo stato sociale, con i timori, con le speranze di quel tempo. È sempre la resistenza all’oppressione, resistenza di uomo contro uomo, di popoli contro tiranni. Vincitori o vinti, i caratteri rimangono inflessibili: vi è grandezza nelle virtú e nelle colpe. La libertá interiore è conservata sempre: il vinto innanzi alla morte parla con superbia di vincitore: metuendus magis quam metuens. Il Gervinus dice ironicamente che Alfieri non potendo far niente di grande volle almeno dire alcuna cosa di grande. Ma il dire di Alfieri è azione. Non sono frasi ampollose da collegio, senza serietá, senza contenuto. Il dire di Alfieri sgorga dall’intimo della sua anima; egli dice quello che pensa e sente, e pensa e sente quello che è presto a fare. Non è una societá morta ch’egli riproduce: sotto nomi antichi riproduce sé stesso. È una osservazione giá fatta: non v’insisterò. Né solo sé stesso, egli riproduce il suo secolo. Aveva intorno a sé un’eco, che mancò al Metastasio e a Corneille: i suoi versi ripetuti nel segreto delle mura domestiche destavano fremiti e confuse speranze, rilevavano i caratteri, illuminavano l’orizzonte di lampi forieri di tempesta. Nessuna azione fu piú feconda di questo dire di Alfieri. Nel suo dire vi è assai piú i Alfieri e del suo secolo, che di Roma e di Grecia.

Nel classicismo di Alfieri non c’è alcun lato positivo. Invano vi desideri l’antichitá con le sue superstizioni, le sue feste, i suoi costumi: nessun colore locale, nessuna determinazione. È una Roma ed una Grecia ideale, fuori dello spazio e del tempo, fluttuante nel vago. I contemporanei compivano l’immagine aggiungendovi tutto ciò che era intorno a loro. E cosí Alfieri non è mai ridicolo; non innesta mai moderno ed antico; non vi trovi mai grottescamente congiunto, come talora in Racine, il cittadino col Monsieur. L’immagine dell’antichitá separata da

tutto ciò che è perituro, da tutti i suoi accidenti, rimane nella sua eterna generalitá, che i contemporanei riempivano di sé stessi. Questo vago ideale rispondeva mirabilmente al suo tempo. Si era allora risvegliata la coscienza dell’oppressione, l’amore della libertá, il sentimento della dignitá umana, ciò che il Gervinus chiama vita antica, ed è vita di tutti i grandi e liberi

     7 —
De Sanctis, Saggi critici.-i