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398 Chi l’ha detto? [1205-1206]


la rocca di Tebe dalle sette porte con un manipolo di guerrieri, sfondando la forte muraglia nemica: nel secondo Ajace, parlando ai Danai, li infiamma contro i Troiani, esortandoli all’assalto. L’immagine significativa passò in Alceo (fragm. 23) e con qualche piccola variante formale, restando però intatta nella sostanza, in Eschilo; quindi fu poi ereditata dai latini: Ovidio (Metam., XIII, v. 280) chiamerà Achille il muro, il presidio dei Greci: Graiúm murus Achilles e Sallustio (Catil., c. 61) ci dirà che audacia pro muro habetur. Un’iscrizione medievale (più volte pubblicata) che esiste ancora sulle mura di Asola, cittadina sul Chiese, in provincia di Mantova, finisce:

. . . . . . . . . . .

     Desine, dux belli, de me sperare triumphum!
             Frange opus hoc: hominum pectora murus erunt.

Tolgo questi raffronti da un’erudita nota del prof. Marco Galdi, La fortuna d’una frase ed un tardo epigramma adespota, in Athenaeum, anno V, fasc. I, Pavia, gennaio 1917, pag. 83-85.

Aggiungasi questa citazione di Orazio che leva a cielo l’audacia del primo navigatore :

1205.   Illi robur et aes triplex
     Circa pectus erat, qui fragilem truci
Commisit pelago ratem
     Primus.1

(Odi, lib. I, od. 3, v. 9-12).

e la seguente di Dante che così fa dire di sè a Farinata degli Uberti il quale nel 1260 alla raunanza di Empoli solo si oppose al parere degli altri ghibellini, che volevano distruggere Firenze:

1206.   Colui che la difesi a viso aperto.

Dopo il Congresso di Parigi (1856) in cui Cavour aveva con grande accorgimento trovato modo di introdurre in discussione la questione italiana, i patrioti italiani vollero esprimergli la loro gra-


  1. 1205.   Robusto e col petto coperto di triplice corazza era colui che primo affidò al crudele oceano una fragile nave.