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libro primo. 21


chè diria la verità, e così il gioco saria freddo. — Subito rispose il Conte: Signora, non ci saria pericolo che mancasse contradizione a chi dicesse la verità, stando voi qui presente; — ed essendosi di questa risposta alquanto riso, seguitò: Ma io veramente molto volentier fuggirei questa fatica, parendomi troppo difficile, e conoscendo in me, ciò che voi avete per burla detto, esser verissimo; cioè ch’io non sappia quello che a buon Cortegian si conviene: e questo con altro testimonio non cerco di provare, perchè non facendo l’opere, si può estimar ch’io nol sappia; ed io credo che sia minor biasimo mio, perchè senza dubio peggio è non voler far bene, che non saperlo fare. Pur essendo così che a voi piaccia ch’io abbia questo carico, non posso nè voglio rifiutarlo, per non contravenir all’ordine e giudicio vostro, il quale estimo più assai che ’l mio. — Allor messer Cesare Gonzaga, Perchè già, disse, è passata buon’ora di notte, e qui son apparecchiate molte altre sorti di piaceri, forse buon sarà differir questo ragionamento a domani, e darassi tempo al Conte di pensar ciò ch’egli s’abbia a dire; chè in vero di tal subietto parlare improviso è difficil cosa. — Rispose il Conte: Io non voglio far come colui, che spogliatosi in giuppone saltò meno che non avea fatto col sajo; e perciò parmi gran ventura che l’ora sia tarda, perchè per la brevità del tempo sarò sforzato a parlar poco, e ’l non avervi pensato mi escuserà, talmente che mi sarà licito dire senza biasimo tutte le cose che prima mi verranno alla bocca. Per non tener adunque più lungamente questo carico di obligazione sopra le spalle, dico, che in ogni cosa tanto è difficil conoscer la vera perfezion, che quasi è impossibile; e questo per la varietà dei giudizii8. Però si ritrovano molti, ai quali sarà grato un uomo che parli assai, e quello chiamaranno piacevole; alcuni si dilettaranno più della modestia; alcun’altri d’un uomo attivo ed inquieto; altri di chi in ogni cosa mostri riposo e considerazione: e così ciascuno lauda e vitupera secondo il parer suo, sempre coprendo il vizio col nome della propinqua virtù, o la virtù col nome del propinquo vizio; come chiamando un prosuntuoso, libero; un modesto, arido; un nescio, buono; un scelerato, prudente; e