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118 il cortegiano


spetto al tempo ed alle persone con le quai parlano, parmi che dimostriate che ancor questo insegnar si possa, ed abbia in sè qualche disciplina. Queste regole, Signor mio, rispose messer Federico, son tanto universali, che ad ogni cosa si confanno e giovano. Ma io ho detto nelle facezie non esser arte, perchè di due sorti solamente parmi che se ne trovino; delle quai l’una s’estende nel ragionar lungo e continuato; come si vede di alcun’uomini, che con tanto buona grazia e così piacevolmente narrano ed esprimono una cosa che sia loro intervenuta, o veduta o udita l’abbiano, che coi gesti e con le parole la mettono inanzi agli occhi, e quasi la fan toccar con mano: e questa forse, per non ci aver altro vocabolo, si poria chiamar festività, ovvero urbanità. L’altra sorte di facezie è brevissima, e consiste solamente nei detti pronti ed acuti, come spesso tra noi se n’odono, e de’ mordaci32; nè senza quel poco di puntura par che abbian grazia: e questi presso agli antichi ancor si nominavano detti; adesso alcuni le chiamano arguzie. Dico adunque che nel primo modo, che è quella festiva narrazione, non è bisogno arte alcuna, perchè la natura medesima crea e forma gli uomini atti a narrare piacevolmente; e dà loro il volto, i gesti, la voce e le parole appropriate ad imitar ciò che voglio no. Nell’altro, delle arguzie, che può far l’arte? con ciò sia cosa che quel salso detto dee esser uscito ed aver dato in brocca, prima che paja che colui che lo dice v’abbia potuto pensare; altramente è freddo, e non ha del buono. Però estimo, che ’l tutto sia opera dell’ingegno e della natura, — Riprese allor le parole messer Pietro Bembo, e disse: Il signor Prefetto non vi nega quello che voi dite, cioè che la natura e lo ingegno non abbiano le prime parti, massimamente circa la invenzione; ma certo è che nell’animo di ciascuno, sia pur l’uomo di quanto buono ingegno può essere, nascono dei concetti buoni e mali, e più e meno; ma il giudicio poi e l’arte i lima e corregge, e fa elezione dei buoni e rifiuta i mali. Però, lasciando quello che s’appartiene allo ingegno, dechiarateci quello che consiste nell’arte: cioè, delle facezie e dei motti che inducono a ridere, quai son convenienti al Cortegiano e quai no, ed in qual tempo e