Pagina:Castelli - Una tragedia inedita di Giacomo Leopardi, La virtù indiana, Rassegna italiana 1922.djvu/4

bilmente, una sola, stando all’indicazione data dallo stesso Leopardi nell’Indice, secondo la quale la tragedia era composta di 57 pagine.

Le prime tre pagine dei fascicoletto e sette righe della quarta pagina contengono la seguente prefazione:


«Se non è nuovo l’intreccio di questa Tragedia, giova almeno il credere, che nuovo ne sia il soggetto. Un Monarca Indiano sbalzato dal suo trono vacillante, ed ucciso per mano di un traditore; un principe, che ad onta de’ Regicidi ascende sul soglio paterno e giunge perfino a conciliarsi gli animi istessi dei suoi nemici: ecco lo scopo, a cui si diriggono le parti di questa Tragedia. Vedesi, chi ella è tratta in parte dal Serse del P. Saverio Bettinelli. Ella non è che fondata sul vero; e adorna nel restante di quanto può esser atto a maggiormente rilevare l’empietà del traditore, o la virtù del Protagonista dell’azione. In essa cercai di seguire religiosamente il precetto di Orazio


..... Sit quod vis simplex duntaxat, et unum.


Non la formai per tal cagione che di tre soli atti. Se alcuno perciò dar mi volesse la taccia d’importuno Novatore io non apporterei per liberarmene, che le parole poste dal celebre Algarotti in una sua lettera, e son le seguenti «Ognuno sa a mente quei versi della Poetica Latina,


Neve minor neu sit quinto productior actu
Fabula, quae posci vult, et spectata reponi,


Precetto, che viene da Orazio prescritto non meno per la Commedia, che per la Tragedia. Ora se pur vi ha delle Commedie di Moliere di tre atti, e non più, e che ciò non ostante sono tenute buone; non so perché non vi possa ancora esser una buona Tragedia che sia di tre atti, e tion di cinque.

·  ·  ·  ·  ·  ·  ·  ·  ·  ·  ·  Quid autem
Caecilio, Plautoque dabit Romanus ademptum
Virgilio Varioque?


E forse non sarebbe del tutto fuor di ragione, che una gran parte delle moderne Tragedie si riducessero a tre atti solamente; mentre si vede, che per arrivare ai cinque i più degli autori vi appiccano degli Episodi, che allungano il componimento, e ne tolgon l’unità. E però l’istesso Racine non volle distendere la sua Ester più là di tre atti. Che se i Greci nelle loro Tragedie benché semplicissime ritennero costantemente la divisione in cinque atti, bisogna far considerazione, che ciò non sempre torna bene al nostro Teatro, non tanto perché nostro costume è il fare gli atti più lunghi, quanto perché tra noi non ha luogo il coro, che appresso di loro occupava una grandissima parte del Dramma.»

Fu composta questa Tragedia senza l’intervento di donne perché tale è il modello che in essa si è preso a seguire, ed affinché ella sia esente dal rimprovero fatto da Voltaire alla Francia «Il