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Pagina:Carlo Rosmini Ragionamento degli Scrittori Trentini 1792.djvu/12

12 Ragionamento


Opera men perduta sarebbe piuttosto quella d’investigare un qualche mezzo, che a risvegliar fosse acconcio gl’ingegni impigriti, e a metterli in azione. Uno de’ maggiori stimoli e più atti a far superare i più grandi ostacoli e le più ardue fatiche ad un cuor generoso, è, come ho sopra accennato, il desiderio e la speranza dell’immortalità del nome. L’amor della gloria produsse le azioni più belle che tanto stupir ci fanno de’ Greci, e de’ Romani. Non sarebbe però la gloria un si forte incentivo se solo fra i contemporanei questa durasse, o allabile tradizione fosse raccomandata: le cose che passar debbono per tante bocche, o si alteran facilmente, o dall’invidia e dai partiti si sopprimono affatto. Imperò furono inventate le storie, le quali oltre al perpetuar la memoria de’ fatti, e pura e sincera tramandarla ai posteri, sono anche d’invitamento ai successori, i quai nelle azioni degli altri, leggono come in uno specchio quel tanto ch’essi far debbono per ottener un’egual gloria o maggiore. Quanti, tutt’altro forse volgendo per mente, dopo lette e meditate le storie, divennero eccellenti ministri, infaticabili capitani, celebri conquistatori! Quanti alla lettura d’un Polibio, d’un Cesare, d’un Plutarco, e dirò ancor d’un Omero, l’immortalità debbono del nome loro? Pedanteria sarebbe, o