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84 Giovanni Boccacci

     Di me vi fosse, che aver saputo
     Il nome mio voleste1, de’ mia danni
     Per ristorato avermi, de’ mia affanni5
     Potrei forse sperare anchora aiuto;
     Né mi parrebbe il tempo aver perduto
     A condolermi de’ mia stessi inganni.
Ma poi che gli è così, come sperare
     Posso merzé? come fin all’ardore,10


    vido narratore adombrò sotto le fantastiche sembianze di una visione-presagio nel racconto, messo in bocca alla Fiammetta, degli amori di Caleone (Ameto). In questo passo, Caleone — sotto il cui nome si nasconde, è notorio, lo stesso Giovanni — ricorda alla sua amata come gli apparissero due donzelle che menavano tra loro una terza di graziosissimo aspetto, vestita di verde (la Fiammetta), e, mostrandola a lui, dicessero: ‘ecco colei... che sola fia donna della tua mente, e per la quale le tue virtù in esperienza le loro forze porranno’. Sotto questi particolari fantastici non mi par dubbio che lo scrittore celasse un avvenimento reale ch’egli, nelle proprie confidenze alla donna del suo cuore, doveva rappresentar come il principio della sua amorosa soggezione. E poiché da quel sogno all’incontro in chiesa — così c’informa l’Ameto — passarono sedici mesi, converrà risalire al novembre-dicembre 1334, e di qui prender le mosse per contare i cinque anni di cui parla il sonetto, i quali si verrebbero a compiere nel novembre-dicembre 1339. Ma non v’è alcun bisogno di spiegare l’espressione come indicante proprio cinque anni compiuti: così che, da ultimo, possiamo assegnare il presente componimento anche ad uno dei primi mesi di quell’anno 1339. Troveremo un’altra indicazione cronologica, analoga a quella di cui ora s’è discusso, nel son. Se io potessi lo specchio tenere dell’appendice.

  1. L’espressione è leggermente iperbolica. ‘Nel sonetto il Poeta non dice già che Maria non conosceva punto il nome di lui, ma che essa era tanto fredda verso di lui che non aveva mai dimostrato interesse (voleste) nemmeno di saperlo; nel che c’è una bella differenza; perché non ne è escluso che, a malgrado di questa sua indifferenza, quel nome arrivasse alle sue orecchie’ (Della Torre, op. cit., p. 203).