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fra venezia e ravenna 37

lo spirito di Romualdo, quando venne nel mondo l’anima di Pietro Damiano, la quale per forza e lucidità d’intelletto ebbe poche pari, per ardore e vivezza d’affetti forse nessuna. [S. Pietro Damiano.]A lui pargoletto, nato di poveri ravignani, la madre negava il latte, nè poscia fu giudicato buono ad altro che a guardare gli armenti: ma appena fu nutrito di pochi studj, tanto seppe conoscere e trattare le cose del mondo, che acquistò ricchezze e quanto è dato d’avere sotto del sole; e pur affliggendosi al pensiero della vanità di tutte le cose umane, per meglio contemplare le immutabili e celesti, riparò all’eremo di Fonte Avellana dove tanto beavasi di aspre penitenze:

Che pur con cibi di liquor d’ulivi
Lievemente passava i caldi e i geli
Contento ne’ pensier contemplativi.

Ma la solitaria e penitente contemplazione era in que’ tempi la via più certa e sicura per farsi arbitri delle faccende umane, e Pietro Damiano divenuto consigliere dimestico di papi, d’imperadori e di re, autorevolissimo ne’ sinodi e ne’ concilii, tanto scrisse, tanto fece, tanto sofferse per la Chiesa, che essa lo noverò fra que’ santi che più strenuamente militarono a sua esaltazione e difesa.

Dante, ottimo apprezzatore di cotali uomini, finge d’intrattenersi con lui nel vigesimoprimo canto del Paradiso, e col nome di Pietro Damiano, severissimo censore dell’antico clero, aggiunge gravità alle amare parole che egli indirizza a’ chierici del secolo decimoquarto1.

[Domenico Orseolo doge cacciato ripara a Ravenna dove fluisce la stirpe degli Orseoli.]

XII. Teneva intanto la dignità ducale Ottone Orseolo con grande soddisfazione de’ Veneziani che pacificati finalmente fra loro, lieti di vedere il loro doge menare in donna la figliuola del re d’Ungheria, sicuri della fedeltà dei

  1. Par. Canto XXI.