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210 dal «misogallo»


Sonetto VIII.

17 febbraio 1791 in Parigi.

Io, cui natura, esperïenza, e amore
D’ogni antica bell’arte,1 o fatto antico,
Implacabil fean sempre aspro nemico
4 Di Tirannide, madre di rancore;2
Di quante n’ebbe il mondo or la peggiore
Io lauderei, di Vïolenza amico?
Ogni abbiente3 veder fatto mendico;
8 Grande ogni vil, possente ogni impostore?
E infami schiavi scellerati tanti,
Di sacrosanta Libertade in nome,
16 Lieti, e pingui veder degli altrui pianti?
Servil gregge malnato, invan ti nome4
Popol; sei plebe, e il sei piú ria che avanti,
14 Dacché in serto regal5 cinte hai tue chiome.


Sonetto XII.

14 settembre 1792 in Ath.

Atroce assai, ma piú codardo, stuolo
Di rugginosi imbelli6 spiedi armato,
Ecco si avventa al carcer mal guardato,7
4 In cui si ammontan giusti a suolo a suolo.8
Di orribili urli rimbombare il polo9
Odo, e fuor tratti i miseri, svenato


  1. 2. Arte, usanza, costume.
  2. 4. Reminiscenza, forse, del dantesco (Par., VIII, 73 seg.):
    ... mala signoria, che sempre accuora
    Li popoli suggetti....
  3. 7. Abbiente, possidente.
  4. 12. Ti nome, ti chiami.
  5. 14. In serto regal, con diadema regale. Nella satira la Sesqui-plebe (25 segg.):
    .... a voi primi alta ragion m’insegna
    Ch’esser dobbiate in fra le classi umane
    Qualor sen fa patibolar rassegna.
    Le cittadine infamie e le villane
    Veggo in voi germoglianti in fido innesto,
    E in un de’ Grandi le rie voglie insane.
  6. 2. Imbelli non fabbricati per combattere.
  7. 3. Il carcere mal guardato, è la Prigione della Forza.
  8. 4. A snolo a suolo, a strato a strato.
  9. 5. Il polo, il cielo, come in Orazio (Ep. XVII):
    polo
    Deripere lnnam vocibus possim meis;
    e come nel Tasso Ger. lib., III, 4°):
    ... sotto ignoto polo.