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162 rime varie


Liberi no,1 men Servi assai, dal rio
Giogo d’arci-tirannide2 insensata
14 Là vivrem scevri,3 in prezïoso oblio.


CLVII.4

Sullo stesso soggetto.

Per la decima volta or l’Alpi io varco:
E il Ciel, deh, voglia ch’ella sia l’estrema!
L’Italo suol queste ossa mie, deh prema,5
4 Poiché già inchina del mio viver l’arco!6
Di giovenile insofferenza carco,
Quando la mente piú di senno è scema,7
Io di biasmarti, o Italia, assunsi il tema,8
8 Né d’aspre veritadi a te fui parco.9
Domo or da lunga esperïenza, e mite
Dai maestri anni,10 ai peregrini guai11
11 Prepongo i guai delle contrade avíte.12
Meco è colei, ch’ognor seguendo andai:
Sol che sian pari le due nostre vite,
14 Chieggioti, Apollo, s’io fui tuo pur mai.13


CLVIII.*

A Firenze.

Oh brillante spettacolo giocondo,
Di cui troppi anni io vissi in Gallia privo!
Celeste azzurro, d’ogni nebbia mondo,14
4 Cui solca d’igneo15 Sole aurato rivo.


  1. 12. Liberi no, perché anche l’Italia è terra di servitú.
  2. 13. Arci-tirannide; piú e peggio che la tirannide; uno dei tanti vocaboli di conio alfieriano.
  3. 14. Scevri, esenti.
  4. Nel ms.: «25 ottobre, scendendo il Brenner».
  5. 3. Possa io morire in Italia.
  6. 4. L’espressione è di Dante (Purg., XIII, 112):
    ...Già discendendo l’arco de’ miei anni.
  7. 6. Scema, priva.
  8. 7. Il tema, l’incarico, l’ufficio.
  9. 8 Parco, avaro.
  10. 9-10. Mite Dai maestri anni: quarantatré ne aveva allora l’A.
  11. 10. Ai peregrini guai, specialmente a quelli della Francia, onde era fuggito con raccapriccio.
  12. 11. Delle contr. avíte, della terra natia.
  13. 13-14. Intendasi: solo che noi moriamo nel medesimo istante io ti chieggo, Apollo, in compenso del lungo amore ch’io t’ho portato. Cosí Dante (Purg., XXIX, 37 e segg.):
    O sacrosante Vergini, se fami
    Freddi e vigilie mai per voi soffersi,
    Cagion mi sprona, ch’io mercè ne chiami.
    Nel ms. l’ultimo verso ha una var.:
    Ch’altro non chieggo io piú, Febo, tu il sai.
  14. 3. Mondo, puro.
  15. 4. Igneo, di fuoco.