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LETTERA DI RANIERI CALZABIGI 33
ma in un altro insegna:

Effutire leves indigna tragedia versus.

Osservo, che da per tutto, e con predilezione, ella adopera il pennello di Michelangelo, e quasi disprezza quello del Correggio e dell’Albano; e qualora l’elegante leggiadria se gli presenta naturalmente sotto la penna, ella la fugge; e preferisce l’espressione forte, ma inceppata, e anche dura Dantesca.

Nel Filippo, per esempio, alla scena seconda, atto secondo, ella scrive:

Basso terror d’infame tradimento
A re, che merti esser tradito, lascia.


    Fulmine sustulerit caduco,
    Qui terram inertem, qui mare temperat
    Ventosum, et umbras regnaque tristia.

    Eccone del Tasso:

    Sebben l’elmo percosso, in suon di squilla
    Rimbomba terribilmente, arde, e sfavilla...
    In gran tempesta di pensieri ondeggia...
    Treman le spaziose atre caverne,
    E l’aer cieco a quel rumor rimbomba.

    E dell’Ariosto:

    E nella face de’ begli occhi accende
    L’aurato strale, e nel ruscello ammorza,
    Che tra vermigli e bianchi fiori scende...
    Se non vedea la lagrima distinta
    Tra fresche rose e candidi ligustri
    Far rugiadose le crudette pome;
    E l’aura sventolar l’aurate chiome...
    Sta sulla porta il re d’Algier, lucente
    Di chiaro acciar, che il capo gli arma e il busto,
    Come uscito di tenebre serpente... etc...

    E del Camoens. (Si facciano giusti elogj, a tutte le nazioni).

    Debaixo dos pes duros dos ardentes
    Cavallos, treme a terra os valles sonaô...
    Ar mays, que o som terrivel escutaraô,
    Aos petos os filhinhos appettaraô...

    E parlando di suono di trombe:

    Pellas concavidades retumbando...
    Os ventos blandamente respiravaon


    V. Alfieri, Tragedie - I. 3