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O parole, che a frotte
correte il mondo, eterne
forme, nate con l’uomo, nella notte
della sua patria torbida e lontana;
lamento e prece, cantico e ruggito
di questa prigioniera anima umana;

o sfingi, che forniste
le terribili vampe,
e le pegole e i ghiacci delle triste
cerchie infernali a Dante, e il gran sorriso
di luce, onde la sua candida rosa
irraggia l’ infinito Paradiso;