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nota 423


L’aura di tolleranza che riprese a spirare con l’ascesa al trono di Carlo V, aveva certamente ricondotto Leone alla diletta Napoli: e con lui o poco dopo vi ritornò anche Samuele Abarbanel la cui prospera casa fioriva ancora, come si è visto, nel 1532 e fiori almeno sino al 1540. Leone ebbe di nuovo grande fama e grandi onori: medico del viceré, riacquistò autoritá e clientela. Marin Sanudo c’informa che a lui affidò la sua salute minacciata e da lui fu risanato (marzo-giugno 1521) il cardinale di San Giorgio, Raffaele Riario: «maestro Lion hebreo medico del viceré» operava miracoli, perché a quel che sembra il reverendissimo era affetto da paralisi progressiva. In data 1° aprile, pur del ’21, il corrispondente napoletano della Serenissima informava altresí che, avendo richiesto dal pulpito un predicatore e stabilito senz’altro i magistrati dei «seggi» che anche a Napoli gli ebrei portassero la berretta gialla come a Venezia, gli ebrei si erano recati in corpo dal viceré a protestare, e proprio per l’autorevole intervento di maestro Leone questi aveva chiamati e biasimati i magistrati e il predicatore e vietata la pubblicazione dell’editto, che sarebbe stata in contrasto con le costituzioni regie1.

Questo è anche l’ultimo dato biografico che ci rimanga intorno a Leone. Dopo il 1521 nulla piú sappiamo di lui: fino al 1535, quando l’editore dei Dialoghi accenna a maestro Leone come cittadino del regno dell’ombre, e dunque giá morto2. Può riferirsi piuttosto agli ultimi anni, come vuole il Pfíaum, l’accenno giá citato dal Montesa a insistenze dei papi perché egli si trattenesse a Roma3, e indursi da questo altra prova per supporre un sog-

  1. Marin Sanudo, I Diari, t. XXX (Venezia, 1891), coll. 90, 132, 133, 189, 256, 301. Cfr. Ferorelli, op. cit., pp. 88 e 225; Pflaum, op. cit., pp. 83-84 e 149.
  2. Mariano Lenzi a la valorosa donna Aurelia Petrucci, a p. 2, l. 13 di questa edizione. — Il Solmi, dopo avere nella sua monografia (p. 85) acceduto all’opinione generale, credette piú tardi (La data della morte di Leone Ebreo, in «Giorn. stor. lett. it.», LIII [1909], pp. 446-447) di aver trovato una data ben posteriore nella Scientiarum omnium Encyclopaedia dell’Alsted (Leiden, 1649; IV, 227) dove, sotto l’anno 1542, è scritto Leo Judae moritur. Ma questo Leo Judae è un riformatore protestante svizzero, morto a Zurigo appunto il 19 giugno 1542 (Cfr. Pflaum, op. cit., pp. 85-86). Cadono quindi le arbitrarie induzioni del Solmi, che Leone pubblicasse i Dialoghi sotto il falso nome di Mariano Lenzi, fingendosi morto per motivi di prudenza, etc. La stessa confusione fra le due personalitá si trova anche nel catalogo del British Museum (s. v. Abarbanel Juda).
  3. Carlos Montesa, pref. alla Philografia Universal..., de tos dialogos de Leon Hebreo, traduzida etc. (Saragozza, 1584): «El autor fué medico y muy docto en todas facultades, as quien los Pontifices que alcancò siempre hieieron mucha