Osservazioni di Giovanni Lovrich/Del Corso della Cettina, il Tilurus, o Nastus degli antichi/§. 6. Rovine della Città Æquum
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§. VI.
Rovine della Città di Æquum.
— — — PR. P.R.
PROVINC. SYRIAE
LEG. AUG PR. PR.
PROVINC. BRITTANAE
LEG. AUG. PR. PR. PRO
VINCIAE. GERMAN.
INFERIORIS. PRAEF.
AERARI. SATURNI.
LEG. LEG. XXX. ULT.
PRAETOR TRIBU / III
PLEBIS. QUAT / EEN
_ T AUG. / A.F.F.
AEQUENSES.
MUNICIPES.
Non saprei perchè questa Città sia detta dagli abitanti Trojan-Grad, vale a dir Trajanopoli, ma ragion vuole, ch’ella sia stata ristorata da Trajano, che secondo il consueto volle darle il suo nome. Abbiamo dalle Istorie, che questo Imperatore si distinse dagli altri, anche per la magnificenza delle Opere pubbliche. Non sarebbe irragionevole congettura il sospettar, ch’egli abbia avuto il merito dell’acquedotto di Æquum. Ella è opera di lui veramente degna. Osservando i vestigi di questo acquedotto, che di tratto in tratto si lasciavan, e si lascian tuttora vedere, si venne in cognizione, che l’acqua venia condotta da sette miglia lontano. Ella era di ottima qualità, come vedemmo altrove, ed era tolta dal Fiumicello Peruchia, e seguitava il suo cammino dalla parte opposta della Cettina per due miglia in circa, indi attravversandola per mezzo di arcate nel luogo detto Silovizca, ove resta una nozion confusa, che vi fosse un Ponte, e trammezzando Valloni, arrivava finalmente ad Æquum. Nel luogo di Silovizca, oggidì per verità, nè v’è Ponte, ne vi son archi, bensì qualche ressiduo di antiche rovine. Ma essendovi da una parte, e dall’altra del Fiume in quel luogo vestigi di un acquedotto, èFonte/commento: Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/269 chiaro, che ivi dovessero essere i suoi archi, e forse anche il Ponte insieme. Io non vorrei, che la mancanza de’ vestigi di questo acquedotto, che si scema di giorno in giorno, perchè viene scavato, facesse credere a qualche Barbassoro in avvenire, che io ciò scriva per far onore al proprio paese, in quella guisa che la mancanza delle vestigia del famoso acquedotto di Traiano, che si crede tolto alla cascata di Scardona, e condotto fino a Zara vecchia, fece scrivere al Fortis l’inesistenza di una tal opera, tacciando d’inesatezza il nostro Lucio, ed il Gliubavaz. Mi fu detto da Persone degne di fede, che alcuni ressidui di arcate si osservano ancora, laddove si suppone, che dovessero passare la acque di Trajano, ond’ è da temere, che un giorno il Fortis venga ripreso di non aver ben esaminati i vestigi, ed allora e’ sarebbe tanto meno sculabile del Lucio, e del Gliubavaz, quanto maggior differenza passa da essi„ che non ben conoscevano la contrada, che giace fra Skradinski-Siap, e le marine di Zara (della qual erano, mentr’essi vivevano posseditori i Turchi)“ al Fortis, ch’ebbe l’agio di visitarla personalmente. La impossibilità poi, ch’ei mette di condur l’acqua dalla cascata di Scardona a Zara vecchia è l’altezza de’ Monti intermedj. 1 Ma ciò vedranno quelli, cui l’apparenza non puote comandare, e de’ quali la Scienza delle Matematiche è l’unica Professione, nè il mio debole intendimento permette di mescolarmivi. E ritornando all’Acquedotto di Æquum, il Fortis s’ingannò di gran lunga dicendo, che „ su di un fianco della collina di Æquum fù anticamente un Anfiteatro, non molto grande, per quanto apparisce dalle di lui rovine, circolarmente disposte, e ricoperte di terra, e d’erba. “ Queste rovine non sono altro, che vestigi dell’Acquedotto, che si divide in due, e nessuno può saperlo meglio di me, che m’internai strisciando, come una biscia colà dentro con una scheggia di lapino in manoFonte/commento: Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/269. La imboccatura dell’Acquedotto non è tanto spaziosa, che un uomo possa entrarvi a quattro mani, senza molto disagio, come asserisce il Fortis, ma quella ch’esso vide era tale, e qualche passo più innanzi di quel, che lo è al presente, e l’acqua, che vi passava, si poteva dir un piccolo Fiumicello.
- ↑ Vol. primo pag. 24.