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I DUE

PUGILLATORI




gruppo in marmo


XX.

E fia vero che i Greci, a cui la clemenza di un cielo di limpida luce adorno, e la soavità dell’aria che respiravano, e la natura tutta ed in tutto felice da cui erano circondati e nutriti, a cui le sante leggi e i costumi tante e sì preziose usanze dettavano; e fia vero, io dico, che i Greci si dilettassero pure di barbare costumanze e crudeli? E tanto è dunque propria dell’uomo l’umiliante possanza di rendersi la crudeltà familiare? A chi non è noto l’inumano piacere della Grecia intera pei giucchi sanguinar] della Lotta, del Pancrazio, e del più crudele di tutti, del Pugilato? Era questo il più crudele, perchè quello solo era vinto che di esserlo confessava; nè confessavanlo mai quegli orgogliosi Atleti fino a che un’ombra di forza reggere poteva le spossate lor membra. Quindi è che leggi severissime privavano [p. 59 modifica]dell’onore della Corona vittrice chiunque nel Pugilato uccideva il suo rivale. Ricorda tra questi con isdegnosa voce la Fama Creugante, e Daraosseno. Erano ambi Argivi, ambi pugillatori valorosissimi; e nei giuochi Nemei essendo armati, come solevano, di semplici meliche le palme delle mani, combattendo dalla mattina, già avvicinar vedevano la sera, senza che la vittoria dall’uno o dall’altro lato piegasse. Pattuirono allora entrambi di darsi alternativamente un gran colpo, il valor del quale proclamar dovesse il vincitore. Creugante diede il primo una forte percossa sopra la testa del suo rivale; e questi, disponendosi a rendergliela, ordinò a Creugante di tener ben alzata sopra la testa la mano destra. Vibrando allora tese e serrate violentemente le dita della mano destra, lo ferì con tanta violenza nel fianco, che le dure unghie sue facendo strada alla mano, gliela immerse tutta, e la ritirò con le viscere palpitanti dell’infelice Creugante, che spirò l’anima in quel punto medesimo. Gli Argivi inorriditi, non so sè dalla novità, o dalla crudeltà dello spettacolo, condannarono il vincitore all’esilio; e coronarono di vittoria il morto Creugante, a cui eressero una .statua, che collocarono nel Tempio di Giove Liceo in Arcadia. Canova sceglie il momento in cui Creugante, dopo di aver dato il suo colpo, e, deposte a terra le meliche da cui era armato, posa la mano destra serrata a pugno sopra la testa, e [p. 60 modifica]presenta all’inimico il fianco. La Natura, che non ha mai velo per il suo interprete Scultore, lo avvertì della rigidezza dei muscoli che aver doveva Creugante in quel momento; rigidezza sfortunata in vero, poichè a corpo molle ed ozioso la percossa non avrebbe portato danno sì grave, ma naturalissima in chi aspetta un gran colpo, e cerca in essa forza e difesa. Creugante si appoggia alquanto al destro lato, ciò che viepiù rende teso ed esposto il sinistro, in modo che l’effetto terribile di quel colpo si rende verisimile anche agli stessi occhi nostri, malgrado (e sia pur benedetta la tanto dannata mollezza nostra!) che noi mal sappiamo farci una giusta idea della forza, della ferocia, e delle furibonde passioni degli Atleti, e dei loro complici spettatori. Le forme di Creugante manifestano una forza ed insieme una bellezza particolare, e sono, appunto quali si convengono a celebre Atleta, da maestra abbellitrice mano scolpite. La fisionomia regolare, ma severa, e le pieghe fortemente raccolte ed espressive del sopracciglio, ci danno perfetta contezza dello stato violento dell’animo suo. Egli ha però un non so che di patetico nel volto, per cui desidererebbesi vedergli riportar la vittoria.

Damosseno, di più robuste ed erculee membra, ma non però meno belle nella loro perfetta proporzione, sta nell’atto di vibrargli un gran colpo, disponendo tutta la persona nella forte attitudine di chi vuol rendere quel [p. 61 modifica]colpo micidiale. Nella di lui fisionomia non ispunta quel colpo micidiale. Nella di lui fisionomia non ispunta già nulla di quel dolce che si trova in quella del suo rivale; ma l’orrore anzi del meditato delitto espresso chiaramente si legge nella ferocia del volto.