Odi (Anacreonte)/Ode XIV

Ode XIV

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Anacreonte - Odi (Antichità)
Traduzione dal greco di Francesco Saverio de' Rogati (1824)
Ode XIV
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SOPRA AMORE.


ODE XIV.


Si desti l’ardore
    Già spento nel seno,
    Si torni, mio core,
    4Si torni ad amar.
Non v’è d’un bel foco
    Nel petto già nato,
    Più caro, più grato,
    8Più dolce penar.

Già torna all’idea
    Quel dì, quell’istante,
    Che Amor mi dicea
    12D’accendere il cor.
Io stupido, allora
    Sprezzava il periglio,
    Nè, folle, il consiglio
    16Curava d’Amor.

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Ma l’arco e lo strale
     Impugna, e mi sfida
     A guerra fatale
     20Di Cipro l’Arcier.
Or io, qual Pelide,
    Coll’asta, col brando,
    Resisto pugnando
    24Del Nume al poter.

All’impeto orrendo
    De’ dardi ch’ei vibra,
    M’arretro fuggendo.
    28Resister non sò.
Finì le saette,
    Divenne più fiero;
    Qual dardo leggiero
    32Se stesso lanciò.

E mentre la via
    S’aprì nel mio petto,
    Quest’alma languìa
    36Nel dolce velen.
Lo scudo di fuori
    Che giova, che basta?
    Nel cor si contrasta,
    40La pugna è nel sen.