Necrologio: Aleksandr Butkovskij

Francesco Gnecchi

1896 Indice:Rivista italiana di numismatica 1896.djvu Rivista italiana di numismatica 1896 Necrologio: Aleksandr Butkovskij Intestazione 27 giugno 2018 75% Da definire

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NECROLOGIE




ALESSANDRO BOUTKOWSKI GLINKA.


Dopo una vita accidentata e avventurosa, terminava nello scorso ottobre a Parigi i suoi giorni nel modo più miserevole il barone Alessandro Boutkowski. Era nato il 19 luglio 1831 a Charkow in Ucrania. Avendo avuto per padrino l’imperatore di Russia Alessandro I, dopo d’aver dissipato una ragguardevole sostanza, dopo d’essere stato per parecchi anni segretario del principe di Sassonia-Coburgo con uno stipendio di 1000 franchi mensili, il povero Boutkowski si trovò nell’indigenza. Languì stentatamente per parecchi anni la vita a Parigi, dando lezioni di greco, di russo e di tedesco finchè si ridusse negli ultimi anni a vivere d’elemosina in una stanzuccia della rue Dupin, e a morire da tutti abbandonato e come l’ultimo sconosciuto all’Hôpital de la Charitè. Sic transit gloria mundi!

Lo conobbi personalmente quando fu di passaggio a Milano nel 1888 e da allora ebbi con lui una continuata corrispondenza, la quale, iniziata con argomenti numismatici, finì per diventare un’esposizione di miserie veramente degne di compassione, tanto più pensando al brillante passato. La sua ultima lettera è di pochi giorni avanti la sua morte, ossia del 6 Ottobre scorso, e fra altro mi scriveva: "n’ayant aucune ressource j’en suis arrivé à la période sur-aigüe de crise pour l’existence; je meurs littéralement de faim, sans parler d’autres privations, qui m’accablent davantage „...

È giusto un compianto alla sua infelice memoria!

Più che un vero scienziato, Boutkowski era un erudito e un compilatore. Appassionato cultore della numismatica, minuzioso nelle sue ricerche e dotato di una straordinaria memoria, pubblicò parte de’ suoi pazienti lavori e lasciò dei manoscritti che potranno certo offrire dell’utilità agli studiosi.

[p. 486 modifica]In una delle sue lettere tristi e sconsolate mi scriveva nel luglio del 1895: "Abandonné de tout le monde, je me console dans ma solitude en mettant la dernière main sur un ouvrage qui va paraitre l’année prochaine et qui aura pour titre: Venus, son culte et ses attributs au point de vue numismatique — in 8° de 600 p. avec nombreuses figures dans le texte „.

Questo lavoro sarà rimasto fra i suoi manoscritti, di cui ignoro chi abbia raccolto l’eredità.

Nel 1877 incominciò a Lipsia la pubblicazione del suo Dizionario Numismatico, il quale era destinato ad essere una guida per l’amatore, l’esperto e il compratore delle monete romane imperiali. Libro minuziosissimo in tutti i particolari relativi a ciascuna moneta, ai diversi esemplari conosciuti e appartenenti alle diverse collezioni vendute, ai prezzi di vendita, ecc. ecc., per quanto squilibrato, come era la mente dell’autore, è talvolta interessante e istruttivo; ma il dizionario sarebbe divenuto necessariamente un’opera colossale, se portato a termine. Invece s’arrestò nel 1884 a metà del tomo II ossia al terzo Volume, col quale si era appena arrivati al termine delle monete d’Augusto. Nel 1893 l’autore fece un tentativo di continuazione e a mezzo dei Sig. Spink e figlio di Londra annunciò come pronti per la stampa i Volumi IV, V e VI, coi quali si avrebbe avuto l’illustrazione delle monete di Tiberio e di Claudio. Ma la stampa si doveva fare in seguito a un numero sufficiente di sottoscrizioni e queste mancarono quasi completamente; così il Dizionario rimase per sempre interrotto.

Nel 1889 pubblicò a Berlino il Petit Mionnet de poche, un repertorio pratico delle monete greche, dedicato specialmente pel piccolo formato a numismatici ed a raccoglitori in viaggio. Riassume in breve l’opera voluminosa del Mionnet, coll’aggiunta delle monete conosciute di poi, e di una monografia generale delle monete greche, coi loro tipi, il loro grado di rarità, il prezzo commerciale. — L’operetta, fornita di numerosi indici, è certamente utilissima, ma non ebbe presso il pubblico quel favore, che l’autore giustamente si aspettava. —

Francesco Gnecchi.