Apri il menu principale

Moneta inedita di Pietro I di Savoia

Vincenzo Promis

1890 M Indice:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu Rivista italiana di numismatica 1890

Moneta inedita di Pietro I di Savoia
e pochi cenni sulla zecca primitiva de’ Principi Sabaudi Intestazione 24 febbraio 2012 75% Numismatica

EPUB silk icon.svg EPUB  Mobi icon.svg MOBI  Pdf by mimooh.svg PDF  Farm-Fresh file extension rtf.png RTF  Text-txt.svg TXT

Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della rivista Rivista italiana di numismatica 1890

[p. 123 modifica]

MONETA INEDITA

di


PIETRO I DI SAVOIA


e pochi cenni


SULLA ZECCA PRIMITIVA


DEI PRINCIPI SABAUDI1


Nella sua opera sulle Monete dei Reali di Savoia, mio Padre, accennando alle diverse officine monetarie state aperte sotto i nostri principi, nomina come prima quella di Aiguebelle2, ed in proposito così si esprime: “Rodolfo imperatore concedendo, con diploma del 1284, a Ludovico I di Savoia signore di Vaud il diritto di battere moneta soggiungeva: Licet hoc sibi ex nobilitate et auctoritate sui generis videatur competere ab antiquo3; ed appunto da antichissimo tempo godeva questa R. Casa di tale diritto, trovandosi durante il vescovado di S. Ugo di Grenoble, che cominciò nel 1080, menzione (come di moneta avente corso legale) di danari battuti in Aiguebelle nella Moriana, Stato il più antico che abbia posseduto questa famiglia, e diversi [p. 124 modifica]certamente da quelli battuti in Vienna, essendo in carta di quegli anni gli uni dagli altri distinti4.

Di tal diritto v’era già indizio in carta del 1065 riportata dal D’Achery5 ma senza poterlo sicuramente affermare, lasciando dubbio che fosse essa indirizzata principalmente contro falsificatori della moneta viennese abitanti in Aiguebelle; ma la scoperta della prima serve a provare non trattarsi propriamente di falsificazione, ma d’imitazione della moneta viennese fatta nella zecca dei conti di Moriana aperta in Aiguebelle, la quale quando cominciasse a lavorare ignorasi, ma dalla carta del D’Achery appare che vi si batteva vivente il conte Oddone sul 1060, e che durò dopo di lui, ma dovette chiudersi quando dopo la morte della contessa Adelaide, accaduta nel 1091, Umberto II aperse quella di Susa residenza di quelli antichi marchesi conti di Torino. ”

A pag. 57 e seg., parlando di Oddone di Savoia successore di suo avo Umberto I e marito della celebre Adelaide di Susa, riporta alcuni estratti del Cartolario di S. Ugo succitato in cui si fa ripetutamente menzione di solidi aquabellenses, denarii monete Aquebelle, ecc. in modo da provare che si trattava di vera moneta colà battuta, e continua: “Quale fosse il tipo delle monete di Aiguebelle l’ignoro, non avendo sinora scoperto alcun denaro a quelli di Vienna consimile, sul quale segno alcuno esista per poterlo con certezza attribuire ai Principi di Savoia; cosa che non sorprende, essendo comune anche in tempi assai a questi posteriori il trovarsi memoria positiva di monete battute da principi o città, e non essere mai stato possibile il conoscerne l’impronto; nel nostro caso è ancor più facile tal cosa, che queste monete acquabellesi dovettero coniarsi in poca quantità ed aver avuto un oscuro corso, non trovandosi altrimenti [p. 125 modifica]mentovate, e facilmente confondendosi colle viennesi, presto saranno pel continuo uso scomparse.” In Nota poi accenna alla moneta di Aiguebelle citata dal De Rivaz nel suo Corpo Diplomatico m. s. del regno di Borgogna come da lui posseduta ed inesattamente ivi descritta; citazione poi riportata dal Cibrario nella Storia della Monarchia di Savoia, I, 135 in nota.

Il documento riportato dal D’Achery è un atto con cui Leodegario arcivescovo di Vienna (morto nel 1073) si rivolge non al vescovo di Moriana che aveva parte della giurisdizione di Aiguebelle, ma alla contessa Adelaide ed ai suoi figli Pietro ed Amedeo II che ivi pure dominavano, onde si facesse in quel luogo cessare la contraffazione della moneta viennese. Quindi io pure ritengo che in questo documento si tratti di una vera imitazione del tipo e della leggenda dei denari viennesi, e non dei nostri in cui la leggenda era variata. Ma al tempo stesso non può in alcun modo .dedursene la non esistenza di vera moneta battuta allora nella stessa località dei nostri Principi.

A tale opinione si accostò pure il S. Quintino, quando pubblicò la moneta per lo innanzi sconosciuta del vescovo di S. Giovanni di Moriana6, ed il sig. Perrin nel suo importante scritto le Monnayage en Savoie sous les Princes de cette Maison7. Sia però il S. Quintino che il Perrin, in mancanza di un dato certo, propendevano a dare al vescovo di Moriana la sola moneta conosciuta per le memorie del De Rivaz, pubblicata in seguito dal dotto Francesco Rabut8, il quale propugnò questa sentenza fondandosi specialmente sul tipo del pezzo acquabellese essenzialmente vescovile, e corrispondente in peso, bontà e forma delle lettere al danaro di Moriana. [p. 126 modifica] Non solo, come dissi qui sopra, ritengo per certo che in Aiguebelle i primi nostri Principi ebbero zecca propria, il che io attribuirei al Conte Oddone, ma sono inoltre spinto a credere a lui debba spettare la preziosa moneta pubblicata dal Rabut, da un recente fatto che darebbe pienamente ragione alle supposizioni di mio padre, del San Quintino e del Perrin, ed al tempo stesso spiegherebbe le espressioni del documento del vescovo Leodegario e del diploma dell’imperatore Rodolfo.

Verso la fine del 1887 acquistai pella Collezione di S. M. una piccola moneta d’argento buono, del peso di gr. 1,100, e corrispondente pel tipo e per la forma delle lettore a quelle note di S. Giovanni di Moriana e di Aiguebelle. Ha da un lato una testina volta a destra ed in giro Cross-Pattee-Heraldry.svg PETRVS MR; e nel rovescio una croce con quattro punti a foggia di chiodetti negli angoli, con attorno Cross-Pattee-Heraldry.svg SEVSIE VR. Completo le leggende con PETRVS MaRchio e SEcVSIE VRbis. Per meglio provare il mio asserto nell’annessa tavola (Tav. III) do il disegno dei tre pezzi sin qui menzionati contrassegnando col n. 1 quello del vescovo di Moriana, col 2 il denaro acquabellese, col 3 il nostro.

Raffrontando i vari dati sovraesposti, la zecca certamente vescovile a S. Giovanni, il documento di Leodegario di Vienna le cui monete erano imitate in Moriana, l’accertamento dell’esistenza della zecca di Aiguebelle nella seconda metà del secolo X, l’officina di Susa già attiva sotto il Conte Umberto II (1080-1103), non ho il menomo dubbio di attribuire il pezzo, che ora per la prima volta vede la luce, a Pietro I (figlio e successore del conte Oddone e della celebre Adelaide di Susa), il quale mori nel 1078 e che sempre prese il titolo di marchese come appare dai documenti in cui questo nostro Principe è nominato. Cosi accresciamo la serie numismatica dei Reali di Savoia col pezzo del conte Pietro I che prenderebbe il primo posto con indicazione certa ed al quale si dovrebbe lo stabilimento della zecca secusina, avanzandola di qualche anno su quanto sinora si credeva. Ma al tempo istesso ritengo sia questo una nuova prova che ad Oddone suo padre, che fu [p. 127 modifica]nipote e successore di Umberto I, debba attribuirsi il denaro di Aiguebelle su cui non avvi nome di principe, e somigliantissimo pel tipo agli altri contemporanei di Vienna e di Moriana, che certamente si vollero imitare ma non contraffare. La cosa si spiega da sé, qualora si consideri che da poco tempo datando allora il dominio sovrano riconosciuto dei Principi nostri, non credettero essi, ad imitazione di quanto fecero altri signori loro coetanei, di tosto inscrivere il loro nome su quelle monete che pure volevano far battere. Imitarono quindi quelle che già avevano buon corso nel loro Stato, e solamente poco a poco stabilirono in modo evidente la loro pretesa, conservando ancora per un certo tempo il tipo antico e cambiando soltanto l’indicazione della località ove avevano fissato una nuova officina per poi adottare poco dopo un tipo affatto proprio sotto Umberto II, se pure ciò non fu prima. Mi viene diffatti il sospetto che non ad Amedeo m ma al suo avolo e fratello del nostro Pietro, col quale resse gli Stati aviti, debba attribuirsi il curioso denaro da me pubblicato nel 18829, che si conserva nella Collezione nazionale di Parigi, e che porta col tipo segusino nel diritto Cross-Pattee-Heraldry.svg AMEDEVS COMES e nel rovescio SECVЄVITAS per SECVSIE CIVITAS, mentre sulle monete susseguenti sempre ed invariabilmente leggesi: SECVSIA.

[p. Tav. III modifica] 

Rivista italiana di numismatica 1890 p 144.png

Note

  1. Questa memoria fu pubblicata per la prima volta negli Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino (1888, Vol. XXIII).

    (Nota della Direzione).

  2. Vol. I. pag. 1.
  3. Guichenon. Hist. gén. de la R. Maison de Savoye, Lyon, 1660, Preuves, pag. 636.
  4. Cibrario e Promis. Doc., Sig, e Monéte, ecc. Torino, 1833, pagine 36 e 37.
  5. Spicilegium. Tomo, III, pag. 393.
  6. Monete del decimo e dell’undicesimo secolo scoperte nei dintorni di Roma nel 1843. Torino, 1816, pag. 85 degli Estratti.
  7. Pag. 33.
  8. Denier de l’Evéché de S. Jean de Maurienne frappé à Aiguebelle au onzième siecle, 1858.
  9. Monete di zecche italiane inedite e corrette pag. 5 e tav. I, n. 1.