Meditazioni sulla economia politica/XI

Alcune sorgenti di errori nell'Economia Politica

../X ../XII IncludiIntestazione 16 gennaio 2008 75% Saggi

Alcune sorgenti di errori nell'Economia Politica
X XII


Acciocchè i compratori ai venditori abbiano la maggiore proporzione possibile nell’interno della nazione, oggetto unico e primitivo a cui tendono tutte le operazioni dell’Economia Politica, e dal quale solo possono emanare la ricchezza, e la prosperità dello Stato coll’accrescimento dell’annua riproduzione, due mezzi naturalmente si presentano alla mente di ogni uomo, e sono accrescere il numero de’ venditori, ovvero diminuire il numero de compratori. Se nella prima idea si può francamente progredire togliendo gl’inciampi, e lasciando vegetare spontaneamente l’attività degli uomini, nella seconda per lo contrario conviene adoperare somma cautela, e timidamente stendervi la mano più con tentativi per osservarne l’effetto che con colpi maestri e arditi.

In alcuni Stati si volle accrescere la proporzione fra i venditori e i compratori diminuendo questi ultimi, e si promulgarono leggi sontuarie. La sperienza ha provato com’elle sieno per lo meno pericolose, e il più delle volte funeste. Esse diminuiscono il numero de’ compratori; ma fanno scemare anche in maggior ragione il numero de’ venditori. Esse possono convenire ai paesi che ricavano la loro sussistenza da un precario Commercio di Economia, e a quei popoli, presso de’ quali la riproduzione annua essendo tenuissima, sono costretti ad essere gli agenti, e i commissionieri degli Stati riproduttori. Possono a quei convenire, perchè la maggior parte de’ loro venditori trae il suo utile dai compratori esteri, e poco perde togliendole i consumatori nazionali; ma dove nella nazione si crei ogni anno un nuovo valore che corrisponda alla total consumazione, quanto diminuirassi la consumazione interna, tanto si vedrà diminuire l’annua riproduzione, ammeno, che non si sostituisca una maggior consumazione d’un prodotto interno, il che sarà sempre l’opera del costume a cui debbono rivolgersi le leggi, e della opinione che convien cercare di far nascere, senza che l’oracolo del legislatore l’intimi direttamente.

In questo Stato di cui il principio conservatore sia l’uguaglianza; dove il Cittadino che si distingua per pompa o ricchezza fa temere un tiranno; dove l’universale diffidenza della usurpazione impedisce che s’alzi l’usurpatore; in quello Stato, dico, saggiamente potrà sacrificarsi una porzione di vita della società alla di lei sicurezza, e providamente verrà il lusso proscritto. L’ottimo governo, quello cioè in cui si ritrovino ad un tempo stesso somma sicurezza e stabilità interna per le leggi e per la civile libertà de’ cittadini; somma rapidità e impeto per rispingere ogni esterna aggressione; somma riproduzione, industria, e ricchezza, sarà sempre difficilissimo a immaginarsi, ammeno che colla locale posizione la natura non abbia già fatto il più. Si tratta adunque di scegliere i mali minori reggendo un popolo. Ma io scrivendo della Economia Politica debbo indicare l’ultimo confine a cui debb’ella spingersi per se medesima.

Ogni operazione, che tenda direttamente a diminuire il numero de’ compratori, produce una diminuzione di prezzo efimera, di cui gli effetti ricadono per lo più in danno della società; essendo che la diminuzione de’ compratori porta seco ben presto la diminuzione de’ venditori, e così in vece di accrescere il moto interno della società si ripone una parte di esse segregata, ed in quiete, e altrettanto si diminuisce dell’annua riproduzione. Io non citerò esempj; il lettore gli troverà da se; e tanto mi fido della costanza di questi principj che mi lusingo ch’ei difficilmente troverà un caso, in cui una legge diretta a scemare il numero de’ compratori interni abbia stabilmente portata l’abbondanza in un paese.

Si è veduto al paragrafo terzo per qual modo gli Stati proporzionino la loro consumazione alla riproduzione annua, e come de’ due modi co’ quali ciò può farsi, l’uno sia malaugurato, e fausto l’altro: lo stesso dico in questo luogo del modo di accrescere la proporzione fra i venditori e i compratori. Quando ciò facciasi per addizione si spinge lo Stato alla prosperità, e da quella in vece si allontana qualora si tenti farlo per sottrazione. Non si debbe estinguere il principio vitale della società, nè si può utilmente diminuire la quantità totale del moto giammai. Quella sola porzione di moto utilmente si spegnerà che sia un ostacolo allo sviluppamento d’una quantità di moto maggiore. Le provide leggi limitano le azioni degli uomini quando esse si oppongono alla espansione e stabilità delle azioni prese nella loro totalità. Se il legislatore lasciasse libera e impunita la frode ne’ contratti, sicuri e tranquilli i falliti dolosi, placida e serena la mala fede, queste azioni rese libere diminuirebbero una quantità assai maggiore di azioni; poichè tutt’i commercj, tutt’i contratti che si fanno sull’appoggio della buona fede verrebbero annientati. Non consente la natura di questo libro ch’io dirami questo principio il quale potrebbe stendersi su tutta la Teoria delle Leggi, e servire di esatto confine alla civile libertà; un cenno basta perchè i pensatori ne ravvisino l’ampiezza e la trascorrano; dico adunque soltanto che ogni diminuzione che vorrà farsi sulla quantità totale del moto, e nelle stabili azioni della società, sarà un passo verso la distruzione della medesima.

Dall’accrescimento di proporzione fra i compratori e i venditori dipende adunque l’abbondanza interna d’uno Stato, da cui il trasporto dell’eccedente riproduzione agli esteri, da cui l’accrescime’nto dell’annua riproduzione, da cui la ricchezza e la popolazione, la coltura, e la forza nazionale derivano. Accrescere i venditori, diminuire i compratori sono i due mezzi che si offrono alla mente; il primo di questi è sempre innocuo, ed è facilissimo ad usarsi, l’altro è sommamente peficoloso, e porta effetti di breve durata, in seguito ai quali si ricade in uno stato peggiore. Donde è avvenuto adunque che nella maggior parte de’ paesi gli uomini d’affari propendessero sempre a trascegliere il secondo mezzo a preferenza del primo? Perchè gettarsi per la strada più spinosa e difficile, quando vi è la spaziosa e sicura in faccia? Entriamo ne’ secreti penetrali del cuore umano e ne ritroveremo la cagione; fors’ella vi sta riposta in un canto così oscuro che talvolta gli uomini stessi che la ubbidiscono non se ne avvedono. Le leggi vincolanti, e prescrittive sono un grado di autorità, e il comune amor proprio è sempre più lusingato quando s’immagina d’imprimere un moto e di creare una azione entro una massa d’uomini, che non lo è quando si limita unicamente a spianarvi le strade, ed a rimovere gli ostacoli. Sembra più breve e lusinghiero il partito di proibire immediatamente l’effetto, e più laborioso è certamente quello di conoscere le rimote cagioni. Così cominciarono gli uomini che sedevano al governo delle Città ad agire per sottrazioni. Col passare de’ secoli questo mezzo si consacrò come ogni antica pratica, e gli usi venerati dalla pubblica opinione, e assistiti dalle leggi non si affrontano senza energia d’animo non volgare, e vi si richiede una contenzione superiore di mente per assicurar se medesimo di non errare, solo contro il torrente delle autorità opposte. Tali sono le difficoltà che si frapposero a scegliere il primo mezzo; laddove seguendo il secondo partito ognuno si assicurò di non vedersi rimproverare giammai dell’esito cattivo, anzi acquistò il titolo per avere gli encomj che si danno alla prudenza, la quale per lo più in politica è un sinonimo d’imitazione. La naturale inerzia fa piegar l’uomo agli esempj, e lo allontana dallo sforzo dell’esame. Queste cagioni o separatamente, o riunite hanno fatto sì che generalmente le Leggi, le Costituzioni, e le pratiche della società siansi rivolte piuttosto a frenare il numero de’ compratori anzi che scegliere e illimitare quello de’ venditori.