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Mastro Titta, il boia di Roma/Capitolo L

Capitolo cinquantesimo - La scoperta del delitto

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Il mattino seguente Agostino Del Vescovo si recò come nulla fosse accaduto nella notte, alla casa del prete. Incontrato un inquilino della medesima, questi gli disse:

- Siete ben mattiniero quest’oggi: già uscito e già tornato?

- Sono uscito ieri dopo pranzo; il padrone mi ha dato licenza, volendo restar solo.

- Non troppo solo, forse, ma ben accompagnato.

- Che dite mai? Don Asdrubale è un sant’uomo: è un prete modello.

- Sarà come dite voi, - rispose sogghignando l’inquilino e se ne andò.

Agostino salì, aprì la porta di casa, poi le imposte del salotto quindi si affacciò col volto spaventato e gridò:

- Aiuto! Aiuto! Hanno assassinato il mio povero padrone! Aiuto! Hanno ucciso don Asdrubale.

La gente accorse tosto a quella chiamata: in un momento la casa fu piena di persone e fra esse parecchi birri e agenti di polizia. Agostino s’era buttato su di una poltrona, piangeva dirottamente e mandava gemiti strazianti. Cionullameno venne arrestato e condotto innanzi a monsignor Fiscale il quale volle prendersi sopra di sé la cura di fare la luce su quell’assassinio.

La salma di don Asdrubale venne intanto trasportata al cimitero e l’appartamento sugellato. Ma per quante indagini si facessero, per quanti interrogatori Agostino Del Vescovo subisse, la verità non poté venir in luce. Si stabilì che il prete aveva riscosso la mattina dell’assassinio duemila scudi in oro, e che questi erano scomparsi, insieme all’altro denaro che doveva avere in casa; si ammise la supposizione che don Asdrubale avesse passata la notte con una donna di malaffare, la quale doveva essere o autrice o complice del misfatto. Ma nulla più. E alla fin fine Agostino Del Vescovo dovette essere dimesso dal carcere.

Per rifarsi delle noie e delle pene subite; non riflettendo che la polizia avrebbe continuato a vigilarlo, si diede a menar vita allegra con una donna perduta della Suburra. Una improvvisa perquisizione a costei condusse alla scoperta di una giarrettiera simile a quella abbandonata sul letto di don Asdrubale. La meretrice venne arrestata e incolpata dell’assassinio del prete. Sulle prime negò assolutamente, ma poi vedendo che le cose si mettevano male, temendo di dover essere tenuta responsabile del delitto, confessò tutto quello che sapeva; cioè che la notte dell’assassinio aveva prestato i suoi abiti al proprio amante Agostino Del Vescovo, e lo aveva vestito di propria mano da donna, avendole egli detto, che si trattava di una burla; che era ritornato da lei dopo la mezzanotte; e che da quel giorno lo vide sempre largamente fornito di monete d’oro.

Non appena avuta notizia dell’arresto della sua donna, Agostino aveva preso il largo, s’era recato ad Ancona, dove contava di prendere imbarco per il levante. Ma mentre stava per mandare ad effetto il suo proposito venne arrestato e condotto a Roma, dove l’abilità dell’inquirente lo condusse ad una completa confessione del misfatto. Condannato alla decapitazione, non volle saperne di conforti religiosi e la subì cinicamente, gettando così quella maschera di devozione che aveva portato per tanto tempo.