Libro piccolo di meraviglie/6

6. Goia, 1° Novembre 1418: il Prete Giovanni

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6. Goia, 1° Novembre 1418: il Prete Giovanni
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E passando più avanti tredici giornate, entramo nella magnifica città di Goia, nella quale istà la magnifica persona del Prete Giovanni. E la città è magnifica e grandissima, ed è bene popolata, tanto che no vi capiono; ed èvvi drento cento migliaia di case o più.

Noi vi giugnemo il primo dì di novembre nel 1418, e stemovi otto dì inanzi che potessimo parlare al Prete Giovanni; e i suoi fattori ci alloggiarono molto bene, dandoci ciò che ci era di bisogno. E in questo mezo li fu raportato come noi v’eravamo arivati; e dopo gli otto dì venne per noi un gran signore de’ suoi, el quale per nome si chiamava Amodeo, ed era cristiano. E con bella salutazione ci domandò, se noi sapavàno la solenità e reverenza si fa a questo gran signore, che cierto è il magiore signore del mondo. Noi rispondemo di no; e elli ci disse: "Farete quanto vi dirò. Quando voi sarete alla sua presenza, e voi v’inginochiate, e ponete il capo alla terra, e non vi levate insino non farà segno colla mano che voi vi leviate suso; e così farete di passo in passo insino a tanto sarete presso a.llui; e non vi acostate a.llui, se non vi chiama. E quando sarete presso alla sua Maestà, li bacierete i piedi, e piglierete i suoi panni, e poreteveli in capo". E così faciemo quanto ci disse.

E lui ci cominciò a domandare che giente noi savàno, e di che paese, e se noi savàno cristiani, e quello savàno venuti a fare. Rispondemoli ch’eravàno cristiani e di che paese. Elli ci disse ch’era gran tempo che none avea veduto neuno delle parte di Ponente; disse che noi avavàno presenza di gentili vuomini. Noi li dicemo che noi eravàno cavalieri, e tre di noi franciosi e uno italiano; e che non si meravigliassi se noi eravàno arivati in suoi paesi, perché la nominanza della sua Signoria è tanta, quanto essere potesse nel mondo; e oltre a questo è tanta la nominanza delle degne cose ch’erono in suo paese, che impossibile ci era a credere, e però eravàno venuti a vedere tante mirabili cose.

E in questo dire un suo turcimanno, ch’era gienovese, ci domandò che era de[l] Re di Francia e del Re d’Inghilterra, e che possanza era la loro, e se avevono pace infra.lloro, e che giente poteva fare ciascuno di loro da cavallo. Per noi si rispose quant’era la possanza di questi due re. E lui si meravigliò, e rispose che era poca signoria a petto a quella lui teneva che fusse; però che, quando lui andava a caccia per ispasso, per suo diletto menava più gente, che non ànno questi due re. E domandocci di tutti e’ re e signori cristiani, e massime del nostro Papa e dello Inperatore; e noi li dicemo l’afare di tutti. Allora rispose che tutte le cose di Ponente li pareono frasche a rispetto a.llui; e diseci che sotto sé aveva cinquanta re cristiani e dodici re mori. E nella sua presenza aveva dodici re cristiani e quattro re mori, che lo servivono quando mangiava; e mostroceli, e disse: "Questi sono li minori re che io abia in mio paese". E noi li vedemo; e ciascuno di questi re aveva indosso tante gioie che valevono un tesoro infinito; e questo medesimo ci confermò il torcimanno suo, che avea nome messer Carlo Grimaldi.

El dì seguente fummo alla sua Maestà e alla sua messa drento alla sua cappella; e istava molto pontificalemente. Non vi dico come quella cappella era bene ordinata e rica di molte gioie; e chi lo dicesse, non sarebbe creduto. Era la mattonata zafiri e smeraldi e molte altre ragioni di pietre preziose; e dove elli stava a celebrare la messa, era tutta lastricata di smeraldo. E detta che fu la messa, ci domandò quello ci parea di sua cappella, e se a noi ci pareva che facessino opera di buoni cristiani. Noi rispondemo che sì, e che noi altri di Ponente tenavamo loro bonissimi cristiani. Egli aveva indosso uno mantello di velluto nero, coperto tutto di perle grosissime, e teneva in piede un paio di stivaletti insino a meza gamba, coperti di diamanti e rubini: non è maraviglia ch’egli abia queste gioie, perché si truovano in suo paese.

E sapiate che ’l Prete Giovanni è della stirpe di Davit, ed è dell’ordine di Santo Agostino. Ancora non v’ò detto in che modo e’ fanno la sua creazione. Sapiate che non può essere Prete Giovanni se non è della stirpe di Davit; e quando e’ muore, eleggono dodici di loro, e’ quali alla vita del Prete Giovanni sieno stati co.llui; e uno di loro à essere detto Prete Giovanni, ciò è quello che tra.lloro sarà migliore; e questo conviene che sia conosciuto per mezo del glorioso Santo Tomaso apostolo, inperò che non viene per ereditate. Lascio lo scrivere di ciò, ché a tempo lo ritroveremo.

Noi ci partimo da.llui con buona licenza, adomandandoli una grazia: che a.llui piacesse farci aconpagnare insino a Surga, dove istà il corpo di Santo Tomaso, perché nella parte di Ponente, e massime in corte di Roma, era publica fama che questo benedetto apostolo fa molti miracoli. "E però noi, per vedere questo santo corpo, siamo venuti sì gran camino con grandi nostri pericoli, e abiàno speso molto tesoro per vicitare questo santo corpo, e ancora la sua magnifica Signoria". E allora elli rispuose che avea avuto gran piacere di nostra venuta; e disse che così grandi camini non si potevono sanza gran pericoli e grandissime spese, e che ci voleva provedere di nostri bisogni. Non vi potremo contare quello ch’egli ci donò, che fu assai.