Libro piccolo di meraviglie/20

20. Il re di Persia

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Partimoci di questo luogo, e a dodici giornate trovamo una città chiamata Crissa. Li uomini della detta città, vedendo la freccia, ci feciono grande onore.

E passando da venti giornate è uno gran paese, molto salvatico e ispopolato, e arivamo alla città di Sarmachi, ch’è la prima città di Persia. E quivi trovamo lo re di Persia, el quale seppe ch’eravamo forestieri e cristiani, e che noi venavàmo dal gran signore Tanburlà; veneci incontro con trenta cavalli, e di subito conobbe la freccia. Discosto da noi circa braccia cento ismontò da cavallo, e venne a piè insino a noi, e abassossi, e baciò il piede al mio cavallo. E questo fece solo a me messer Jacopo da Sansoverino, perché io portavo la freccia in mano. Per questo io non mi mossi da cavallo, e lo detto re prese la freccia, e baciolla, e posesela in capo; e poi con gran reverenza me la rendé, e domandomi come stava lo suo gran Signore Grande. Allora io li risposi ch’io lo salutavo da sua parte, e dettili la lette[ra] che ’l Tanburlano li mandava. E lui la prese, con gran solennità e reverenza la lesse. E fece a tutti noi gran festa, e disse: "Lo mio signore mi comanda che io vi facci aconpagnare dove a voi pare d’andare, e io sono molto presto a ubidire e a farvi fare buona conpagnia". E quando udì da noi che ’l Tanburlà istava bene ed era sano, lui s’inginochiò, e levò le mani al cielo, e ringraziò Idio, poi che ’l suo signore stava bene, e domandommi in che paese elli si trovava al presente, e per che vento elli stava. Noi li rispondemo che stava per tramontana; ed elli s’inginochiò, e fece reverenza verso tramontana, e dette tre volte del capo in terra. E levossi su, e montò a cavallo, e menocci alla città di Samarchi.

E quando fumo alla porta, intesi di questa Persia che cosa ell’è. Dico ch’è un paese molto abitato di città e di castella e di ville, e molto fruttifero; ed è tutto piano, e à molti fiumi e fontane, e à abondanza di pane, vino e carne.

La prima città si chiama Andrinopoli, la seconda Salanica, la terza Filonopoli, la quarta Emo, la quinta Galipoli, la sesta Magarisse, la settima Lagola, l’ottava Aroitani, la nona Labrazia, la decima Lopozellino: tutte queste sono sugiette al Turco per la grande moltitudine de’ Turchi che abitono in Grecia. Questo Granturco è anticamente nato in Turchia. Questa Turchia è uno grandissimo paese, pieno sanza numero di giente e di castelle e di ville, e pieno di grandissime montagne, e pieno d’ogni bene. In questo paese di Turchia è uno grandissimo signore, il quale si chiama el Salamanno, o vuoi Calamanno, e fa gran guerra al Granturco, e à quasi possanza quanto lui. Questo grande Calamanno è signore della piccola Ermenia e di molte altre città.

Lascio istare lo signore Calamanno, e torno al gran re di Persia. Lo detto re ismontò da cavallo, e andò a piede, e noi a cavallo, che non volle iscavalcassimo. E menocci per la briglia al suo palazo, e detteci una camera con altre istanze nel detto palazo, fornito di tutte cose che ci bisognavono. E domandoci onde noi venavàno, e d’onde noi eravàno, e che tanti gran paesi avavàno cercato. E noi rispondemo ch’eravàno di Ponente, e andavamo cercando il mondo per nostro piacere. E lui ci rispose che grande grazia ci aveva fatta Iddio, che di là d’onde noi savàno partiti: "Cioè dal Mare Rosso, e attraversata India, ed essere venuti qui a me; però che none udi’ né mai vidi che nessuno cristiano, né altra gente, avesse fatto tale camino".

E istemmo in questa città di Samarchi due mesi.