Libro de' Vizî e delle virtudi/Capitolo V

Risponsione alla prima cagione,
che fu per la perdita de' beni della Ventura.

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Risponsione alla prima cagione,
che fu per la perdita de' beni della Ventura.
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Dacché puosi fine alle mie parole, e per lo mio detto la Filosofia ebbe conosciuta la cagione del mio male, cominciò in cotal modo a parlare: - Veggio oggimai e conosco la cagione della tua malatia, e so certamente per lo tuo detto che se’ infermato per due cose: l’una, per la perdita de’ beni della Ventura e della gloria del mondo; l’altra, per la perdita di certi beni che la Natura t’avea dato. Ond’è tempo e stagione di trovare medicine a le tue malatie, e in prima a quella onde se’ infermato per la perdita de’ beni de la Ventura e de la gloria del mondo; appresso a quella onde se’ infermato per la perdita de’ beni che la Natura t’avea dato. E a ciò ch’io ti possa ben medicare de la malatia onde se’ aggravato per la perdita de’ beni della Ventura e della gloria del mondo, vo’ che mi dichi qual fue la cagione per che Dio fece l’uomo e la femina, e a che fine volle che l’uno e l’altro venisse -. E io dissi: - Hoe inteso da’ savi che l’uomo e la femina fur fatti da Dio perché riempiessero le sediora1 vòte delli angeli che caddero di cielo; e ’l loro verace fine è de andare in paradiso in quelle luogora santissime, acciò che si facciano gloriosi e beati e partefici colli buoni angeli della gloria di Dio -. Ed ella disse: - Cosí è come tu hai contato; e cotesta è la cagione per che Dio fece l’uomo e la femina, perché venissero a quel fine glorioso. E poi disse: - Se tu sai il fine tuo e la cagione per che da Dio fosti fatto, dommi gran maraviglia che ti turbi e infermi come m’hai detto di sopra perché abbi perduto le ricchezze e la gloria del mondo e’ beni della Ventura. Or non vedi tu che son tutte le dette cose contrarie, e impedimento molto grande di venire al detto fine? Se ben ti ricorda del Vangelio, che dice: "Cosí puote intrare lo ricco nel regno di Cielo, come lo cammello per la cruna dell’ago"; e però intrare non vi puote, perché le ricchezze son l’erbe, secondo che dice il Vangelio, ch’affogano lo seme che cade nella buona terra. Dio aiuta! quant’uomini son già stati nel mondo che volentieri e con grandissimo desiderio hanno udita e ricolta la parola di Dio nel cuore e nella mente loro! Ma quello buono pensamento è stato affogato solo perché hanno avuto ricchezze, e quelle sole sono state la cagione per che hanno perduto paradiso, e di venire a quel fine glorioso e beato per che fu fatta la femina e l’uomo. Vuo’ tu vedere come le ricchezze e la gloria del mondo dilungano l’uomo dal servigio di Dio? Or ti ricordi come Dio disse nel Vangelio: "Neuno può servire Dio e Mamone ", cioè quello demonio ch’aministra le ricchezze e la gloria del mondo. - Questi due signori voglion esser diversamente serviti: perché Mamone vuol esser dall’uomo servito di due cose, cioè di cupidità e d’avarizia. Di cupidità vuol esser servito, perché vuole che l’uomo sia cúpido di guadagnare, acciò che rauni molte ricchezze; d’avarizia vuol esser servito, acciò che le ricchezze guadagnate strettamente conservi e ritenga. E la cupidità del guadagnare vuole che sia tanta, che per guadagnare ricchezze e ragunare avere ne offenda Dio, ne offenda il prosimo, ne offenda la sua conscienza, ne offenda la sua fama, e non si curi perché sia mal detto di lui; e però vuol che ne faccia micidî e tradimenti e forze e ingiurie e furti e rapine e frodi e inganni, e faccia ogni sozzo peccato per moneta. E la sua avarizia vuol che sia tanta, che per ritenere e conservare quello che nel detto modo ha guadagnato, il prossimo non sovegna, come Dio comandò là ove dice: "Inchina al prossimo sanza tristizia l’orecchie tue e rédili il debito suo", l’amico non aiuti, come naturalmente è tenuto di fare, onde dice Seneca: "Aiuta e consiglia l’amico tuo in su’ bisogni, acciò che ’l possi ritenere e vogliati bene, perché sanza amici non s’ha mai vita gioconda; e come del campo sanza siepe son tolte e portate le cose, cosí sanza li amici si perdono le ricchezze"; né di se medesimo non li ricordi di farsene bene; e però dice Salamone: "L’uomo cúpido e tenace è una sustanzia sanza ragione: che, dacché non è buono a sé, non sarà mai buono a neuno: però si perderà colle sue ricchezze". E vuole che colui ch’è guadagnatore tutto ’l tempo della vita sua dalle ricchezze non adomandi guiderdone; il quale, come dice un savio: "Le ricchezze ispendendole, non raunandole, beneficaro altrui ". E dopo la morte di costui vuol Mammone che ’l figliuolo o l’erede manuchi e bea e vesta e calzi ismisuratamente, cioè oltre a quello che dovrebbe far di ragione, e compia tutti i desiderî della carne, e abbia molta famiglia e be’ cavagli e gran magioni e ricche possessioni, e faccia di sé gran falò e vista alle genti, e mostri la gloria del mondo, acciò che per lo fatto di costui ne possa molti ingannare a cui dica di far lo simigliante. - Ma Dio onnipotente vuol esser servito dall’uomo tutto di diversi riggimenti da quelli, perché vuole che l’uomo, nel suo guadagnare, non l’offenda, ma servi le sue comandamenta, e la sua conscienzia non danni; e però disse santo Paolo: "Questa è la nostra allegrezza nel mondo, che la conscienza nostra nell’opere nostre buona testimonianza ci porti", e la fama sua guardi e salvi sopra l’altre cose del mondo; onde dice Salamone: "Quel guadagno onde l’uomo è male infamato, si dee veracemente perdita appellare". - Se’ tu forse di sí vano pensamento che credi che l’uomo possa avere i beni di questo mondo e dell’altro? Certo non può essere; e questo mostra santo Bernardo, che dice: "Neuno puote avere i beni di questo mondo e dell’altro; e certo non puote essere che qui il ventre, e colà la mente possa empiere, e che di ricchezze a ricchezze passi, e in cielo e in terra sia glorioso". Anzi, chi al mondo piace, a Dio piacer non puote; ma quanto piú è vile al mondo, cotanto è piú prezioso e grande appo Dio; e però santo Iacopo, favellando di sé e degli altri Apostoli, disse: "Domenedio fece noi apostoli vilissimi, e al parere de le genti vie piú sottani che li altri, e uomini quasi pur della morte, e com’una spazzatura del mondo". Onde, se tu hai perdute le ricchezze e la gloria del mondo, non te ne dovresti crucciare, ma esserne allegro, pensando che se’ meglio acconcio di venire a quel fine glorioso per che fosti fatto da Dio. E però disse Cato: "Dispregia le ricchezze, e stiati a mente di rallegrarti del poco, perché la nave è vie piú sicura nel picciol fiume che nel gran mare ". E altrove dice: "Se nell’animo tuo vuoli esser beato, dispregia le ricchezze ", però che neuno uomo giusto né santo le disiderò anche d’avere.

Note

  1. sediora: seggi