Lettere (Andreini)/Lettera CXLV

CXLV. Simili.

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Simili.


P
Regisi pur quegli, che nato in alta fortuna può comandar ad altrui, e s’allegri di vedersi ubbidito da ciascheduno, ch’io per me gioisco d’esser nato, perche mi comandiate voi Signora mia, nè d’altro m’allegro che d’ubbidirvi. Quel generoso guerriero, che abbatte il suo nemico pugnando vada pur altero del suo acquisto, ch’io molto più anderò altero d’essere stato vinto dalla mia bella nemica. Canti egli il suo guadagno, ch’io canterò la mia perdita. Perdita fortunata, che doni tanto al perditore, ch’egli à gran ragione brama sempre di perdere. Quel misero, ch’è uscito della tirannia dello spietato Otomano, o del barbaro Scita, mostra tutto contento i duri ferri, che gli cinsero il piede, e ’l collo per segno delle passate avversità; & io in forza di cortese, e benigna donna mostro per segno della mia indicibil felicità, quelle chiome d’oro dolcissime catene del cuore, e dell’anima mia. L’invitto figliuol d’Alcmena si fece glorioso nel soggiogar altrui, & io son fatto glorioso nell’esser soggiogato da voi; da voi dich’io, che nel compiacervi d’essermi padrona, mi fate gratia così grande, ch’io non posso ricompensarla con altro, che col morirmi servendovi, benche il morir per voi è un cambiarsi in una vita immortale. O vero, & unico essempio di bellezza, e di bontà, egli è pur vero,

[p. 146v modifica]che per farmi appieno felice, non sol vi contentate, ch’io per voi viva soggetto alle care leggi d’Amore; ma per maggiormente bearmi ubbidite anche voi all’Imperio loro, dicendo (ohime che sol à pensarci sento à me stesso rapirmi) che s’io per voi non hò parte, che nè libera, nè mia possa chiamarsi, voi in ricompensa tutta mia vi chiamate; dunque ò mio bene, se voi dite, ch’io son il vostro fuoco, non è egli dovere, che voi siate l’eterna mia fiamma? s’è mio il vostro cuore, non ha da esser vostra l’anima mia? di tanti, e tanti, che voi ferite eleggete di sanarne un solo, & io mercè vostra son quello, & ebbro di gioia non uscirò di me stesso? O soave mia Panacea perdete pur l’usata virtù del risanare, ch’io per me voglio haver sempre aperto il fianco, voglio haver sempre nel cuore quelle honorate ferite, che mi faceste co’ begli occhi pieni d’honori, e d’amore. Risanisi pur quel cuore, che nacque per non esser durabile nell’amare, il mio nacque ad amar in modo, che quell’amore, che da principio ha ricevuto, non sarà mai sottoposto à muta.