Le rime di M. Francesco Petrarca/Sonetto XXXV

Sonetto XXXIV Sonetto XXXVI

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SONETTO XXXV.


IL figliuol di Latona avea già nove
     Volte guardato dal balcon sovrano,
     Per quella ch’alcun tempo mosse in vano
     4I suoi sospiri, et or gli altrui commove:
Poi, che cercando stanco non seppe, ove
     S’albergasse, da presso, o di lontano;
     Mostrossi a noi qual'uom per doglia insano.
     8Che molto amata cosa non ritrove:
E così tristo standosi in disparte,
     Tornar non vide il viso che laudato
     11Sarà, s’io vivo in più di mille carte:
E pietà lui medesmo avea cangiato,
     Sì, ch’ e begli occhi lagrimavan parte:
     14Però l’aere ritenne il primo stato.