Le rime di M. Francesco Petrarca/Sonetto CLX

Sonetto CLIX Sonetto CLXI

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SONETTO CLX.


P
Asco la mente d’un sì nobil cibo,

     Ch’ambrosia, e nettar non invidio a Giove:
     Che sol mirando, oblio ne l’alma piove
     4D’ogni altro dolce, e Lete al fondo bibo.
Talor, ch’odo dir cose, e ’n cor describo,
     Per che da sospirar sempre ritrove;
     Ratto per man d’Amor; nè so ben dove;
     8Doppia dolcezza in un volto delibo:
Che quella voce infin' al ciel gradita
     Suona in parole sì leggiadre, e care,
     11Che pensar nol poria chi non l’ha udita.
Allor' insieme in men d’un palmo appare
     Visibilmente, quanto in questa vita
     14Arte, ingegno, e natura, e ’l ciel può fare.