Le rime di M. Francesco Petrarca/Sonetto CCXXXVII

Sonetto CCXXXVI Sonetto CCXXXVIII

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SONETTO CCXXXVII.


NE l’età sua più bella et più fiorita,
     Quando aver suol Amor in noi più forza,
     Lasciando in terra la terrena scorza,
     4È l’aura mia vital da me partita,
Et viva et bella et nuda al ciel salita:
     Indi mi signoreggia, indi mi sforza.
     Deh perchè me del mio mortal non scorza
     8L’ultimo dì, ch’è primo a l’altra vita?
Chè, come i miei pensier’ dietro a lei vanno,
     Così leve, expedita et lieta l’alma
     11La segua, et io sia fuor di tanto affanno.
Ciò che s’indugia è proprio per mio damno,
     Per far me stesso a me più grave salma.
     14O che bel morir era, oggi è terzo anno!