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P A R T E . 203

SONETTO CCXXXVI.


S
’Amor novo consiglio non n’apporta,

     Per forza converrà che ’l viver cange:
     Tanta paura et duol l’alma trista ange,
     4Che ’l desir vive, et la speranza è morta;
Onde si sbigottisce et si sconforta
     Mia vita in tutto, et notte et giorno piange,
     Stanca senza governo in mar che frange,
     8E ’n dubbia via senza fidata scorta.
Imaginata guida la conduce,
     Chè la vera è sotterra, anzi è nel cielo,
     11Onde più che mai chiara al cor traluce:
Agli occhi no, ch’un doloroso velo
     Contende lor la disïata luce,
     14Et me fa sì per tempo cangiar pelo.



SONETTO CCXXXVII.


N
E l’età sua più bella et più fiorita,

     Quando aver suol Amor in noi più forza,
     Lasciando in terra la terrena scorza,
     4È l’aura mia vital da me partita,
Et viva et bella et nuda al ciel salita:
     Indi mi signoreggia, indi mi sforza.
     Deh perchè me del mio mortal non scorza
     8L’ultimo dì, ch’è primo a l’altra vita?
Chè, come i miei pensier’ dietro a lei vanno,
     Così leve, expedita et lieta l’alma
     11La segua, et io sia fuor di tanto affanno.
Ciò che s’indugia è proprio per mio damno,
     Per far me stesso a me più grave salma.
     14O che bel morir era, oggi è terzo anno!