Le rime di M. Francesco Petrarca/Sonetto CCLXVII

Sonetto CCLXVI Sonetto CCLXVIII

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SONETTO CCLXVII.


QUella per cui con Sorga ò cangiato Arno,
     Con franca povertà serve richezze,
     Volse in amaro sue sante dolceze,
     4Ond’io già vissi, or me ne struggo et scarno.
Da poi più volte ò riprovato indarno
     Al secol che verrà l’alte belleze
     Pinger cantando, a ciò che l’alme et preze:
     8Nè col mio stile il suo bel viso incarno.
Le lode mai non d’altra, et proprie sue,
     Che ’n lei fur come stelle in cielo sparte,
     11Pur ardisco ombreggiare, or una, or due:
Ma poi ch’i’ giungo a la divina parte
     Ch’un chiaro et breve sole al mondo fue,
     14Ivi manca l’ardir, l’ingegno et l’arte.