Le convulsioni/Alcune riflessioni

Alcune riflessioni

../Scena XVII IncludiIntestazione 20 agosto 2008 75% teatro

Scena XVII


L’argomento di questa commedia aveva qualche inciampo che facilmente la poteva far cadere nell’indecenza. Due donne maritate e che vogliono avere il galante non si sogliono mettere sulla scena. Ciò corre tutto giorno quasi da per tutto, ma sul teatro non converrebbe. Parmi averle esposte in modo che toglie ogni ombra di scandalo.
Suppongo la cameriera invogliata scioccamente d’imitar la padrona, ma innamorata del marito, e onesta a segno di non lasciarsi neppure toccar la mano.
Suppongo la Dama entrata appena nel mal costume d’avere un servente; e l’unica scena ch’ella lo ha al fianco espone non già svenevoli leziosaggini, ma un contrasto feroce e ridicolo.
Altri avrebbe forse posto sulla scena un marito deluso, schernito, beffeggiato. lo ho creduto bene di porvi un marito innamorato, intrepido, e schernitore.
Altri forse avrebbe voluto che il galante trionfasse almeno in apparenza; ed io ho creduto di doverlo presentare quale esser, suole ognun di costoro, cioè balordo, vuoto, e pusillanime, cosicché s’inginocchia ai piedi d’una femmina che lo sgrida, s’intimorisce quando ne viene il marito, e si lascia beffamente discacciare.
L’eseguire le smanie, i furori, i violenti moti delle convulsioni esige verità e decenza; e ciò si otterrà da una abile attrice la quale non si abbandoni troppo ad impeti che la pongano in atteggiamenti immodesti; né troppo sia negli atteggiamenti contegnosa e studiata, onde tolgasi affatto la teatrale illusione.
La Domenica, la Margherita, la Francesca debbono essere veramente tre donne, non uomini vestiti da donna; e queste negli sforzi tenendo la loro padrona toglieranno ogni pericolo d’indecenza e di sconvenevolezza.
Si allude all’esperienze de’ palloni aereostatici, che si fanno quasi universalmente in questi giorni.